Impero (Empire), è stato scritto da Michael Hardt e Antonio Negri (Toni Negri), pubblicato nel 2000. È considerato una delle opere di teoria politica più influenti e dibattute dell’inizio del XXI secolo.
Impero è un’ambiziosa e complessa opera filosofica e politica che si propone di analizzare e concettualizzare una nuova forma di sovranità globale emersa dopo la Guerra Fredda, che gli autori chiamano, appunto, Impero.
Hardt e Negri sostengono che la tradizionale forma di imperialismo, basata sul dominio degli Stati-nazione (in particolare gli USA) su colonie o territori, è giunta al termine. Al suo posto, è emersa una struttura di potere decentralizzata e senza confini. L’Impero non è un dominio territoriale esercitato da un unico Stato (non è l’America che domina il mondo), ma un apparato di governo globale che integra una complessa miscela di organismi sovranazionali (ONU, FMI, Banca Mondiale), Stati-nazione maggiori, grandi corporazioni transnazionali e anche ONG. Questa nuova sovranità è senza centro e opera attraverso una rete fluida di meccanismi legali, economici e militari che regolano lo scambio globale e le relazioni sociali.
La crisi del vecchio ordine è stata accelerata dall’emergere di un nuovo soggetto rivoluzionario che ha sostituito il concetto tradizionale di “classe operaia”: la Moltitudine (Multitude). La Moltitudine è l’insieme di tutti coloro che lavorano e producono valore sotto il sistema Imperiale. A differenza del “popolo” (che è un’unità), la Moltitudine è una pluralità di singolarità che non può essere ridotta a un’unità politica. Il lavoro fondamentale dell’Impero non è più quello della fabbrica fordista, ma il lavoro immateriale. Questo include la produzione di idee, immagini, affetti, servizi e codici. Questo tipo di lavoro genera nuove forme di biopotere, poiché il Capitale cerca di controllare e organizzare la vita e le relazioni sociali nel loro complesso.
Nonostante l’Impero appaia onnipotente e totalizzante, gli autori ne identificano i punti di debolezza, che sono gli stessi meccanismi che lo rendono possibile: la mobilità; l’Impero richiede la mobilità di capitale, merci e persone. Questa stessa mobilità offre alla Moltitudine la possibilità di sfuggire e creare nuove reti di resistenza transnazionali. L’innovazione e la cooperazione: Il lavoro immateriale si basa sulla cooperazione, la comunicazione e l’innovazione. Questi elementi, essenziali per la produzione di valore nell’Impero, sono intrinsecamente comunisti e non possono essere pienamente privatizzati. Essi costituiscono la base per un futuro Comunismo globale.
Il libro ha avuto il merito storico di fornire un linguaggio e un quadro teorico per interpretare un mondo post-Muro di Berlino, dominato dalla globalizzazione e dalla finanza. È un’opera filosoficamente ricca che attinge al marxismo, a Foucault (Biopotere) e a Deleuze/Guattari.
L’opera è stata criticata per la sua prosa densa e complessa, per l’uso di concetti (come Moltitudine e Impero) che alcuni critici ritengono troppo astratti o poco ancorati all’evidenza empirica. In particolare, è stata criticata la tendenza a sottovalutare il potere persistente dello Stato-nazione e la centralità degli Stati Uniti, anche dopo il 2001 (data di cui il libro non teneva conto).
Quindi, possiamo dire che Impero è un testo fondamentale della teoria politica contemporanea. Non è solo un saggio sul potere, ma un invito filosofico ad abbracciare la possibilità di una nuova politica emancipatrice nell’era della globalizzazione totale.
