Il punto di vista.
- Dal débrayage enunciazionale (chi parla?) al problema del punto di vista (chi vede?). voce del narratore ≠ modo del racconto. Qual è il punto di vista che orienta la prospettiva narrativa?
Non si tratta più del problema di chi prende la parola, ma del modo, della prospettiva complessiva attraverso cui è costruito il testo.
Il punto di vista varia impercettibilmente senza che sia segnalato nel testo (≠ dialoghi). L’incarico di presentare questi punti di vista è attribuito all’istanza (impersonale) dell’osservatore.
- Percettivo, il punto di vista ottico-prospettico, riguarda ciò che si vede con gli occhi o si percepisce con gli altri sensi? Chi percepisce?
- Cognitivo, distribuzione di saperi lungo il testo: chi sa?
- Valutativo, inteso come opinione, investimento valoriale, orientamento di giudizio: chi valuta?
Il punto di vista ottico-prospettico.
- L’osservatore ci offre il punto di vista da cui la scena è rappresentata: può percorrerla in lungo e largo senza limitazioni (si mettono in evidenza perfino i piccoli particolari).
- L’osservatore può vedere (momentaneamente) con gli occhi di un attore.
- Un attore che osserva può essere a sua volta oggetto di osservazione: colui che sbircia la scena dietro al paravento (a es., Polonio dietro l’arazzo nell’Amleto). à punto di vista del personaggio non è mantenuto in quanto troppo limitante.
Il punto di vista cognitivo.
L’osservatore ci può offrire un’elaborazione percettivo-cognitiva di quello che vede: può spiegare quello che si sta vedendo, contestualizzare comportamenti, indicare abitudini dei singoli attori, eccetera.
Il punto di vista valutativo.
- L’osservatore ci può offrire valutazioni su quello che avviene senza attribuirle agli attori: può definire “saggio” qualcuno, qualcun altro “brutto” e così via.
Gli attori. L’attorializzazione.
- L’attorializzazione è l’insieme delle procedure attraverso le quali si istituiscono gli attori del discorso (o almeno alcuni loro aspetti).
N.B.: attore ≠ personaggio à l’attore consente maggiore generalizzazione: possono essere attori a esempio, sia un tappeto volante sia una società commerciale.
Un attore può essere individuale (Paolo) o collettivo (la folla), figurativo (antropomorfo o zoomorfo) o non figurativo (il destino).
Un attante può essere manifestato nel discorso da molti attori e un solo attore può essere il sincretismo di molti attanti.
- Tre modalità per la definizione degli attori:
- Intersoggettivo (l’uno si distingue o meno dagli altri suoi simili) à individualità attoriale.
- Percettivo (l’uno individuale si staglia come figura pertinente del mondo e acquista un ruolo narrativo) à percezione attoriale.
- Processuale (parti del corpo che diventano protagoniste, assumendo ruoli attanziali o tematici) à aspettualizzazione attoriale.
L’individualità attoriale.
ATTORI ≠ ATTANTI.
Attore possiede due “anime”:
- Anima attanziale: può assumere diversi ruoli attanziali (si vedano le strutture semio-narrative di superficie). A esempio, uomo con cervello d’oro va via di casa “ebbro del suo potere” in cerca di una nuova vita: realizzato secondo il sapere (sa di avere un tesoro) e attualizzato secondo il potere (sta per sfruttare il suo tesoro).
- Anima discorsiva: (i) stereotipia e (ii) individualità (a es. nome proprio). A esempio, l’uomo dal cervello d’oro si sa che “vive del lavoro delle sue mani”, è sentimentale, si fida degli amici sbagliati, eccetera.
