1. L’arte come culto: la dimensione teofanica (antichità-Seicento).
Nel mondo antico e medievale, l’arte non rappresenta il sacro: è il sacro. Il tempio greco, la basilica paleocristiana, la cattedrale gotica non sono contenitori del culto, ma manifestazioni del culto stesso. La techne greca, la ars romana e la ars sacra medievale sono mediazioni ontologiche: la statua di culto non simboleggia il dio, ma è il dio in quanto energeia visibile .
La teologia dell’icona (Basilio, Giovanni Damasceno) teorizza l’immagine come partecipazione al prototipo: l’icona non è segno, ma presenza reale . L’arte bizantina, gotica e rinascimentale è liturgica: il mosaico di Sant’Apollinare, le vetrate di Chartres, la Cappella Sistina sono spazi teofanici, dove prospettiva e luce non sono strumenti di rappresentazione, ma dispositivi mistici. Anche l’umanesimo non rompe il legame: l’arte rinascimentale è enciclopedia visiva della Rivelazione (Michelangelo, Raffaello), ma resta subordinata al culto.
Nel Seicento, la Controriforma rilancia l’arte come strumento di propaganda . Il barocco (Bernini, Borromini, Pietro da Cortona) trasforma il culto in spettacolo: la gloria diventa teatralità, e l’immagine sacra non è più oggetto di meditazione, ma stimolo emotivo . Tuttavia, proprio in questa ipervisibilità si annuncia la crisi: l’arte, pur restando al servizio del culto, introduce una frattura semantica.
2. La crisi del legame: arte svincolata dal culto (Seicento-Illuminismo).
La frattura si produce con la riforma protestante e la rivoluzione scientifica. L’iconoclastia calvinista respinge l’immagine come idolatria, costringendo l’arte a cercare una nuova giustificazione . Contemporaneamente, l’empirismo scientifico (Galileo) sottopone la realtà a una scrutinio razionale, dissolvendo l’analogia entis che legava arte e sacro.
Nel Seicento, l’arte si autonomizza: Caravaggio, pur dipingendo santi, trasforma il sacro in scena quotidiana . La natura morta, il paesaggio, il genere borghese (Vermeer, La Tour) emancipano l’arte dalla gerarchia dei soggetti: la merlettaia di Vermeer non ha più bisogno di una scena sacra per essere spirituale .
Con l’Illuminismo, l’arte diventa fine a se stessa. Baumgarten fonda l’estetica come scientia cognitionis sensitivae; Kant, nella Critica del Giudizio (1790), teorizza l’autonomia del bello: l’arte non serve al culto, ma sostituisce il culto. Hegel annuncia la morte dell’arte sacra: l’arte, nel suo compimento, diventa religione laica.
3. L’arte culturale: autonomia e crisi del significato.
Con la modernità, l’arte entra nel regime dell’estetico (Foucault): non è più funzione, ma valore. Il museo sostituisce il tempio: la Monna Lisa non è devozionale, ma icona culturale. Tuttavia, questa autonomia è crisi: l’arte, svincolata dal culto, perde il centro.
La vanguardia (Duchamp) esaspera la frattura: il ready-made è iconoclastia finale. Walter Benjamin teorizza la perdita dell’aura: l’opera, riprodotta meccanicamente, perde la sua unicità rituale . L’arte diventa prodotto di massa, segno di una funzione sociale, non manifestazione del trascendente.
Il passaggio dall’arte cultuale all’arte culturale segna una rivoluzione funzionale. L’arte antica era mediazione tra uomo e divino; l’arte moderna è mediazione tra uomo e sé stesso. Ma questa autonomia è ambiguità: l’arte, nel distaccarsi dal culto, non trova una nuova ragione d’essere, ma rivela il vuoto lasciato dal sacro. L’arte è oggi culto senza credo, spettacolo senza teofania.
Note bibliografiche.
- Teologia dell’icona: Giovanni Damasceno, Tre discorsi sulle immagini sacre (VIII sec.).
- Estetica dell’autonomia: I. Kant, Critica del Giudizio (1790); G. W. F. Hegel, Lezioni di estetica (1835-1838).
- Barocco e Controriforma: Treccani, Introduzione alle arti visive del Seicento ; Wikipedia, Architettura barocca .
- Perdita dell’aura: W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936) .
- Arte e secolarizzazione: Treccani, Arte (Enciclopedia del Novecento) .
- Massimo Donà, L’arte dopo la fine dell’arte, Cortina, Milano 2020.
- Hans Belting, Bild und Kult, C. H. Beck, München 1990 (tr. it. Immagine e culto, Einaudi, Torino 2002).
