I valori che stanno sullo sfondo.

Valori occidentali, islamismo, Charlie Hebdo
David Cameron

Molti tra coloro che difendono l’operato di Charlie Hebdo lo fanno appellandosi al fatto che essa sia una rivista contro l’establishment, sul tipo della controcultura post-sessantottina, in grado di spiattellare con irriverenza tutto ciò che trova, dando “pari opportunità” di offesa a tutti, ecc.

Questo potrebbe spiegare gli sfoghi sentimentali in un momento emotivamente forte, ma si tratta comunque di giudizi banali e falsi. È un argomento banale perché non c’è nulla di particolarmente virtuoso nel dare “pari opportunità” di offesa. Inoltre, è un giudizio che astrae dal contesto delle relazioni di potere. È falso, inoltre, perché CH si poneva, eccome, dei limiti. Infatti, il licenziamento del disegnatore Maurice Sinet (che aveva pesantemente preso per il culo il figlio di Sarkozy, Jean, per la sua conversione all’ebraismo) dimostra che il giornale non era composto da un gruppo di ingenui secchioni che eruttavano “pari opportunità” nel campo dell’odio razziale e del sessismo. Si dimostrava, al contrario, di avere un obiettivo ben chiaro. È, infatti, abbastanza evidente che in seguito alla molto redditizia campagna dei fumetti danesi – durante la quale CH si mise al seguito di un pugno di provocatori reazionari nel tentativo di affermarsi attraverso la pubblicazione di materiale razzista anti-islamico – il giornale decise di puntare in modo particolare proprio ai musulmani. Dato il contesto francese, questa decisione assumeva caratteristiche pro-establishment e di opportunismo commerciale.

Tuttavia, ammesso e non concesso per via di quanto detto sinora, che prima ci fosse stato qualcosa di contrario all’establishment nel comprare la rivista, come si può affermare oggi la stessa cosa?

La corsa alla ripubblicazione di CH sarà pagata dai grandi gruppi mediatico-finanziari assieme al governo francese. La grande manifestazione per celebrare i presunti valori di CH, avrà in prima fila non solo Cameron, Hollande e Merkel, ma anche il segretario generale della NATO.

Che non è altro che la ciliegina sulla torta, visto che dà la possibilità al Primo Ministro Mauel Valls di affermare che “noi siamo in guerra”. C’erano anche Bibi e Avigdor Lieberman, oltre a Netanyahu, che sicuramente rappresentano la migliore bandiera da raccogliere quando si vuole manifestare per la libertà di espressione, mentre l’esercito israeliano elimina i giornalisti (16 in poco più di vent’anni). Chi vuole essere Charlie oggi, allora deve stare con l’establishment, cioè con l’Impero.

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