I diritti presi sul serio, un libro di Ronald Dworkin.

I diritti presi sul serio di Ronald Dworkin
I diritti presi sul serio di Ronald Dworkin

I diritti presi sul serio (Taking Rights Seriously, 1977) di Ronald Dworkin è una delle opere più influenti della filosofia del diritto del XX secolo. Il testo rappresenta una sfida frontale al positivismo giuridico dominante e una difesa appassionata del liberalismo basato sui diritti individuali. Il libro è una sfida al Positivismo, cioè impostato su regole vs. principi. Il punto di partenza di Dworkin è la critica a H.L.A. Hart. Secondo il positivismo di Hart, il diritto è un sistema di “regole” (norme precise “tutto o niente”). Se una regola non copre un caso specifico, il giudice ha discrezionalità per creare nuovo diritto. Dworkin demolisce questa visione introducendo i principi:

  • le regole si applicano o non si applicano (es. il limite di velocità);
  • I principi (come “nessuno può trarre profitto dal proprio illecito”) hanno una dimensione di “peso” e importanza. Essi fanno parte del diritto anche se non sono scritti in un codice, perché esprimono esigenze di giustizia ed equità.

Di conseguenza il giudice non ha mai una vera “discrezionalità forte”; deve invece cercare la soluzione che meglio si integra con l’insieme dei principi che sostengono l’ordinamento.

Veniamo agli “assi nella manica”. Questa è forse l’intuizione più celebre del libro. Dworkin sostiene che i diritti individuali fondamentali funzionano come “assi nella manica” che sbaragliano qualsiasi argomentazione basata sull’utilità collettiva o sul benessere generale.

  • Se un individuo ha un diritto (es. la libertà di parola), lo Stato non può violarlo semplicemente perché farlo porterebbe un vantaggio economico o sociale alla maggioranza.
  • Prendere i diritti “sul serio” significa accettare che essi siano pre-politici e prioritari rispetto agli obiettivi del governo.

Contrariamente a una visione del liberalismo basata solo sulla libertà negativa, Dworkin fonda il suo sistema sul concetto di Eguaglianza. Per Dworkin, il diritto fondamentale non è il “diritto alla libertà”, ma il diritto a ricevere eguale considerazione e rispetto (equal concern and respect) da parte delle istituzioni. Lo Stato deve essere neutrale rispetto alle diverse concezioni della “buona vita” che i cittadini scelgono di perseguire. Dworkin propone la figura del Giudice Ercole, un magistrato dotato di capacità sovrumane capace di analizzare l’intero corpus delle leggi e dei principi di una nazione per trovare l’unica risposta corretta a ogni caso giudiziario, anche il più difficile (hard cases). Questo si oppone all’idea che il diritto sia lacunoso o incerto.

I diritti presi sul serio è un libro fondamentale perché sposta il dibattito giuridico dal piano della mera tecnica normativa a quello della moralità politica. Punti di forza:

  • restituisce dignità morale alla figura del giudice e del giurista;
  • offre una solida base filosofica alla protezione delle minoranze contro la “tirannia della maggioranza”.

Limiti:

  • l’idealismo del “Giudice Ercole” è stato spesso criticato come irrealistico;
  • la distinzione netta tra regole e principi è stata parzialmente sfumata dalla giurisprudenza successiva.

In definitiva, Dworkin ci ricorda che il diritto non è solo un comando del sovrano, ma un’impresa interpretativa volta a realizzare l’integrità di una comunità politica.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.