Prevedere il futuro a così lunga scadenza è un esercizio che mescola scienza, urbanistica e un pizzico di immaginazione. Se guardiamo ai trend attuali e ai piani di sviluppo “Bologna Missione Clima”, ecco come potrebbe apparire la “Dotta” nel 2100.
L’urbanistica: la città dei 15 Minuti (e dei 30 Gradi).
Bologna avrà completato la sua metamorfosi in una città policentrica. Il concetto di “periferia” sarà sbiadito.
- Mobilità dolce: il tram sarà il ricordo di un’epoca di transizione; nel 2100 ci si sposterà probabilmente su sistemi a guida autonoma e micro-mobilità integrata. Il centro storico sarà quasi totalmente pedonalizzato.
- I Portici 2.0: i nostri amati portici (Patrimonio UNESCO) diventeranno ancora più vitali. Saranno i nostri “corridoi climatici”, dotati di sistemi di raffrescamento passivo per proteggere i cittadini dalle ondate di calore, che saranno molto più frequenti rispetto a oggi.
Ambiente: Bologna “città spugna”.
Il cambiamento climatico è la sfida più grande. Nel 2100, Bologna si sarà dovuta adattare per gestire eventi estremi.
- Riforestazione urbana: immagina via Indipendenza o i viali di circonvallazione con una densità di alberi triplicata. I tetti dei condomini saranno giardini pensili per assorbire l’acqua piovana e isolare termicamente gli edifici.
- Fiumi riscoperti: l’Aposa e i canali oggi interrati potrebbero essere stati parzialmente riaperti e integrati nel paesaggio urbano per favorire il drenaggio e abbassare la temperatura cittadina.
Innovazione: la Silicon Valley dell’Emilia.
Grazie alle basi gettate oggi con il Tecnopolo e il supercomputer Leonardo, nel 2100 Bologna sarà un hub globale per l’intelligenza artificiale e la bioinformatica.
- Università: l’Alma Mater (che avrà circa 1012 anni!) sarà una realtà ibrida, dove studenti fisici e avatar digitali da tutto il mondo collaboreranno in laboratori di realtà aumentata distribuiti in tutta la città.
- Economia circolare: il distretto del packaging si sarà evoluto in un distretto della bioplastica e dei materiali rigenerativi, rendendo la città un modello di zero rifiuti.
Cultura e società: la tradizione resiliente.
Nonostante la tecnologia, l’anima di Bologna rimarrà conviviale.
- Gastronomia: la cucina bolognese si sarà adattata. Forse i tortellini avranno ripieni basati su nuove proteine sostenibili, ma il rito del pranzo domenicale resterà sacro.
- Demografia: sarà una città estremamente multiculturale e più anziana, ma molto più accessibile (“age-friendly”), con servizi sanitari predittivi integrati nelle abitazioni.
Nota di realismo: molto dipenderà da come gestiremo la crisi climatica nei prossimi vent’anni. La Bologna del 2100 potrebbe essere un paradiso di efficienza verde o una città che lotta duramente contro il caldo torrido della Pianura Padana.
