Luigi Caiani, giurista negli anni Cinquanta, profondo conoscitore della logica e filosofia analitica. Caiani riconosce in I giudizi di valore nell’esperienza giuridica, essere il linguaggio un fenomeno tipicamente sociale. Anche il linguaggio si modifica in base all’evoluzione sociale. Il processo della traduzione e recezione delle valutazioni sociali metagiuridiche in ambito giuridico positivo trova il compito fondamentale della giurisprudenza in un processo sempre più approssimato. Il mondo del diritto non è separato dal mondo dei costumi e della morale, sono proprio i costumi che offrono significato alle varie disposizioni e quelli che sono i valori dominanti che determinano le norme sociali, attraverso l’interpretazione (autorità competenti), si trasformano in valori giuridici che operano attraverso il diritto.
Un esempio tipico è il concetto di pudore, un bene giuridicamente protetto. Il bene viene leso attraverso atti osceni. Il problema risiede nella determinazione del momento lesivo e del pudore. Vi è stato un periodo nel quale il concetto di pudore si trasformava in una concezione specifica rispetto all’ipotesi dell’essere umano moralmente sano. Moralmente sano in quanto corrispondente alla sua essenza, immutabile dai tempi di Adamo e Eva, fino a pochi decenni fa. Una concezione statica. Un essere umano sano, maturo, che manifesta una sua continuità storica, l’essere umano civile. Che ha cercato di civilizzare popolazioni selvagge. Ci si trovava di fronte a una visione statica che aveva una giustificazione nel ricollegarsi a un sistema valoriale fondato su una natura umana immodificabile e intrinsecamente sana. Natura umana che si manifesta attraverso le foglie di fico di Adamo ed Eva, passa attraverso le mutande nelle immagini della Cappella Sistina, fino ai nostri giorni. Il comportamento che offende i sacri principi è osceno. Siamo agli anni Sessanta dello scorso secolo, alla quale poi subentra una concezione del mondo che vi è una evoluzione nel comune sentimento del pudore che è determinato dal contesto, perciò in continua evoluzione.
Contesto in evoluzione ingarbugliato perché in ambito valoriale l’evoluzione spesso è innescata da comportamenti inizialmente considerati devianti. Vengono poi legittimati lentamente dal contesto sociale. L’essere umano sano dove lo troviamo? Stabilito che l’essere umano non ha un’essenza immutabile, allora lo troviamo nel comportamento medio, della maggior parte. La moda è il luogo dove si concentrano i comportamenti ed è lì che si concentra il comportamento che non offende il comune sentimento del pudore, in senso statistico. Una cosa diversa dalla ricerca della vera essenza dell’essere umano. È una visione relativistica, in un certo senso. Lo definiamo in base alla moda dei comportamenti.
Abbiamo sempre il pudore come un bene giuridicamente protetto in quanto passibile di essere offeso. È un comportamento che non comporta un danno materiale. Non è più, in tale contesto sociale, un bene fondamentale; lo è invece la tolleranza verso qualsiasi comportamento purché lo stesso non arrechi un danno materiale. È una società che ha abbondonato l’idea di un’essenza immutabile dell’essere umano che va protetta da attacchi di soggetti snaturati che si producono in atti osceni. Il bene protetto invece diventa la libera manifestazione del pensiero, purché essa non sia lesiva. Cambia addirittura l’individuazione del bene protetto. Pudore diventa quasi sinonimo di pluralismo culturale. Per arrivare a questa modificazione dobbiamo seguire l’evoluzione dei valori sociali che si ripercuotono nei valori giuridici. Valori sociali e giuridici comunicano attraverso l’attività interpretativa. È la giurisprudenza che trasforma e determina l’evoluzione di volta in volta di questi concetti, determinando di volta in volta la norma che muta da una disposizione che rimane immutabile. Vi deve essere collegamento tra valori sociali e giuridici.
Un valore giuridico del pudore o del buon costume non esiste. Valori sociali fanno si che dentro determinati documenti giuridici venga specificato cosa possa significare pudore e buon costume in questo momento storico. Tra diritto e morale c’è sempre un contatto nell’attività interpretativa che fa si che quella determinata determinazione effettuata da un potere competente non risulti arbitraria, quando sia consona al nostro sentire, quindi la ammantiamo di autorevolezza. Non la consideriamo estranea a noi. Lo stesso discorso avviene nell’interpretazione musicale che noi apprezziamo perché è consona alle nostre aspettative. Anche se noi la giudichiamo anche in funzione delle nostre aspettative.
