Il pensiero secondo cui la filosofia dell’azione si interessa del rapporto tra intenzione e azione è perfettamente fondato. Questo rapporto costituisce il nucleo centrale di questo ramo della filosofia, che cerca di comprendere cosa significhi per un essere umano agire (distinto dal semplice accadere di un evento) e come si possa distinguere un’azione intenzionale da un movimento puramente corporeo o da un riflesso. Approfondiamo questa questione esplorando i concetti chiave, i problemi centrali e i principali dibattiti.
La filosofia dell’azione: intenzione e causalità.
La filosofia dell’azione (Action Theory) si concentra sul modo in cui la mente (intenzioni, credenze, desideri) si collega al mondo fisico (movimenti corporei e loro effetti). L’intenzione non è semplicemente un desiderio o una speranza; è lo stato mentale che precede, accompagna e dirige l’azione. È il cuore dell’azione. I filosofi distinguono tra due tipi principali di intenzioni:
- intenzione precedente (Prior Intention): lo stato mentale che porta all’azione, il piano o la decisione formati prima che l’azione inizi.
- Esempio: decido di alzare la mano.
- Intenzione in azione (Intention in Action): l’intenzione che è presente mentre l’azione viene eseguita e che la guida in tempo reale. È ciò che distingue il mio braccio che si muove intenzionalmente da una scossa muscolare.
- Esempio: l’atto continuo di guidare l’automobile per evitare un ostacolo.
Il problema: se l’intenzione è ciò che rende un movimento un’azione, come si collega esattamente all’azione?
L’azione e il problema della causalità mentale.
Il dibattito centrale nella filosofia dell’azione riguarda la natura del rapporto tra intenzione e azione. La teoria dominante è stata a lungo il Causalismo, ma esistono importanti alternative.
1. L’approccio causalista (Donald Davidson).
Tesi: l’intenzione è la causa dell’azione.
- Funzionamento: l’intenzione (vista come un complesso di credenze e desideri che razionalizzano l’azione) è un evento mentale che causa un movimento corporeo, e quel movimento è l’azione.
- Esempio: il mio desiderio di bere un caffè, unito alla mia credenza che premere il pulsante produrrà caffè, causa il movimento del mio dito.
- Critica: il causalismo deve risolvere il problema della “catena causale deviante” (deviant causal chains). Cosa succede se l’intenzione causa il movimento, ma in modo inatteso e non razionale? (Es: il desiderio di uccidere qualcuno mi fa tremare il braccio, il tremore fa scivolare la pistola che uccide la persona. L’intenzione ha causato la morte, ma non è stata un’azione intenzionale di uccidere.)
2. L’approccio non-causalista (G.E.M. Anscombe).
Tesi: la relazione tra intenzione e azione è logica e concettuale, non causale.
- Conoscenza senza osservazione: Anscombe, nel suo fondamentale Intention (1957), sostiene che il soggetto conosce le proprie azioni intenzionali senza bisogno di osservazione (a differenza di come conosciamo un evento esterno). Se sto scrivendo, so che sto scrivendo senza guardare o dedurre che il mio braccio si muova.
- La domanda “perché?”: un’azione è intenzionale se è l’atto a cui si applica la domanda “perché stai facendo questo?” in un senso particolare e la risposta non è una causa (es. un riflesso), ma la ragione o lo scopo dell’azione.
La struttura razionale dell’azione.
Al di là della causalità, la filosofia dell’azione si interroga sulla razionalità pratica:
- ragioni e giustificazione: le intenzioni sono formate da ragioni pratiche. La filosofia analizza come credenze (fatti sul mondo) e desideri (obiettivi) si combinano per formare una ragione che giustifichi l’azione. L’azione intenzionale è, in questo senso, l’atto razionalizzato dalla mente dell’agente.
- L’intenzione ulteriore: ogni azione è spesso parte di una gerarchia di intenzioni. Alzo la mano per premere il pulsante per fare il caffè per svegliarmi. L’azione fondamentale (muovere la mano) acquisisce il suo significato solo in relazione all’intenzione finale.
Riassumendo, possiamo affermare che, la filosofia dell’azione che indaga il rapporto tra intenzione e azione cerca di rispondere a domande esistenziali e logiche: cosa differenzia un uomo che si muove da un burattino? La risposta dominante è che l’azione umana è un movimento carico di significato e intenzione, sia che questa intenzione sia vista come la causa motrice o come la cornice concettuale che dà senso all’evento.
