Filosofia del cane, un libro di Mark Rowlands.

Filosofia del cane, di Mark Rowlands
Filosofia del cane, di Mark Rowlands

Il libro di Mark Rowlands, intitolato originariamente in inglese The Philosopher and the Wolf (2008) e tradotto in italiano come Filosofia del cane: Lezioni di felicità e saggezza dai nostri più fedeli compagni di vita (o in alcune edizioni come Il filosofo e il lupo), è un’opera atipica che fonde l’autobiografia (la vita dell’autore con il suo ibrido lupo-cane, Brenin) con una profonda indagine sui temi centrali dell’etica e dell’esistenza umana.

Mark Rowlands utilizza la figura del suo compagno animale, Brenin, come uno specchio implacabile in cui l’umanità può riflettere la propria complessa e spesso fallimentare condizione morale ed esistenziale. Il libro è una brillante critica alle assunzioni antropocentriche che dominano la filosofia occidentale.

Il testo sviluppa diversi concetti interconnessi, tutti basati sul confronto tra l’esistenza “filtrata” e riflessiva dell’uomo e l’esistenza “autentica” e immediata dell’animale.

A. La natura dell’agente morale.

Rowlands distingue nettamente tra l’agente morale e il soggetto morale.

  • Agente morale (uomo): è la creatura in grado di comprendere e applicare principi morali astratti (giusto/sbagliato) e di essere ritenuta responsabile delle proprie azioni. L’uomo è tormentato dalla riflessione morale, dalla possibilità di fare il male e dall’ipocrisia.
  • Soggetto morale (animale): è la creatura che può essere oggetto di azioni morali (non deve essere maltrattata) e che può compiere azioni che hanno valenza morale (come atti di lealtà o coraggio), ma senza pensare al principio astratto dietro l’azione. L’animale è morale per natura, non per deliberazione.

B. Felicità e tempo (il paradosso della consapevolezza temporale).

Rowlands indaga la felicità e la sua sfuggente natura per l’essere umano.

  • Felicità canina (immediata): i cani, vivendo nel momento presente, possono raggiungere una felicità pura e assoluta (la gioia ineguagliabile di una caccia allo scoiattolo o una corsa). La loro vita è un susseguirsi di momenti che sono “completi” in sé stessi.
  • Felicità umana (regressiva e futura): l’uomo, a causa della sua consapevolezza temporale (ricorda il passato e progetta il futuro), persegue la felicità come un obiettivo proiettato in avanti (un futuro successo, la realizzazione di un progetto). Questo rende la felicità attuale sempre incompleta, “regressiva e futile”, poiché il valore del momento presente è costantemente eroso dall’ansia per il futuro e dal rimpianto del passato.

C. L’intelligenza e il “lato oscuro” della mente estesa.

Rowlands, noto per il suo lavoro sulla mente estesa (un’idea che i processi cognitivi non sono limitati al cervello, ma si estendono all’ambiente), affronta l’intelligenza umana in modo critico.

  • L’autore suggerisce che l’intelligenza umana, e la stessa architettura complessa del nostro cervello, si sia evoluta non solo per la cooperazione, ma come strumento in una “corsa agli armamenti” evolutiva basata sull’inganno e la manipolazione (la capacità di leggere le intenzioni altrui per sfruttarle o per nascondere le proprie). Questo è il “lato oscuro” della nostra intelligenza.

D. La morte e l’assurdo.

Il testo riflette sulla mortalità in relazione alla specie.

  • Poiché gli animali non proiettano il futuro nello stesso modo degli umani, Rowlands suggerisce che la morte, pur essendo una tragedia, non li priva della stessa misura di futuro desiderato che priva l’uomo. L’essere umano, consapevole della propria mortalità e della mancanza di un significato intrinseco alla vita, è costretto ad affrontare l’Assurdo esistenziale.

L’importanza degli autori citati. Rowlands usa i grandi pensatori come punti di riferimento o di contrasto per costruire la sua tesi anti-antropocentrica, spesso capovolgendo le loro conclusioni.

Autore CitatoConcetto Filosofico Sostenuto o RidiscussoImportanza nel Testo
SocrateLa convinzione che la vita non esaminata non valga la pena di essere vissuta.Rowlands inizia con Socrate, accettando l’idea che i cani siano “filosofi per natura”. Tuttavia, contrappone la loro saggezza (ottenuta vivendo) a quella umana (ottenuta riflettendo), suggerendo che la riflessione umana crea più tormento che saggezza.
Immanuel KantL’Etica Deontologica, la distinzione tra moralità e azione conforme al dovere.Kant è centrale nella discussione sull’agente morale. Rowlands utilizza la filosofia morale kantiana (che richiede la capacità di agire in base a principi astratti) per escludere formalmente gli animali dall’essere agenti morali, ma poi rovescia il punto: se l’animale non può essere ipocrita o agire contro un dovere morale appreso, la sua condotta è, in un certo senso, moralmente superiore perché autentica.
Jean-Paul SartreL’Esistenzialismo, il concetto di “Essere per sé” (la coscienza) e la responsabilità totale della propria esistenza.Rowlands usa Sartre per descrivere l’ansia umana. L’uomo, essendo pienamente responsabile delle sue scelte e tormentato dal “nulla” (la separazione tra sé e l’azione), è uno spettatore critico della propria vita. Il lupo/cane, al contrario, è puramente un autore della sua vita: non c’è separazione tra ciò che è e ciò che fa, raggiungendo l’autenticità che per l’uomo è una lotta perenne.
AristoteleL’Etica Nicomachea, la Eudaimonia (fioritura umana) e il telos (scopo).L’approccio di Rowlands alla felicità è un confronto costante con la Eudaimonia. Egli mette in discussione l’idea che la felicità debba essere la realizzazione di un progetto di vita a lungo termine, tipica del pensiero aristotelico, contrapponendovi la felicità come esperienza puntuale e completa dell’animale.
Ludwig WittgensteinLa natura della comprensione del linguaggio e del dolore.Wittgenstein viene citato nella riflessione sulla morte e sul dolore. Rowlands utilizza le idee sul linguaggio e l’esperienza privata per esplorare cosa si perde quando muore un animale e se siamo in grado di comprendere pienamente il dolore di una creatura non umana.

In conclusione, Filosofia del cane è un’opera che usa la biografia animale come esercizio filosofico. Rowlands non cerca solo di spiegare il mondo animale, ma di decostruire la presunta superiorità umana in termini di moralità, felicità e autenticità, grazie alle “lezioni” involontarie impartite dal suo straordinario compagno lupino. Francamente, credo di poter consigliare questo testo proprio per i corsi sull’animalità che diverse università italiane promuovono. È un testo, infatti, che può benissimo essere utilizzato per i fondamentali filosofici connessi all’argomento e può stare tranquillamente a fianco delle migliori pubblicazioni italiane.

Ulteriori note e approfondimenti.

Una breve nota a mo’ di approfondimento. La “differenza” tra umani e cani risiede, per l’autore (e non solo…), nella questione della riflessione di cui i primi sono dotati e che si origina nella capacità, tutta umana, di “scindersi”, uscire da se stessi, riflettere dunque su chi si è, cosa si fa, cosa si pensa, sulla propria (inevitabile) progettualità in quanto soggetti individuali, pensanti (riflettenti). Qui si può ritrovare il testo di Felice Cimatti, su cui ho già scritto una recensione.

Forse qui, però, nel testo di Rowlands ci sono, in definitiva, più nozioni di uso e utilità filosofica; dalle tipologie di riflessione (I e II tipologia) che non sono entrambe proprietà di entrambe le specie; alla questione della preriflessione che, invece, appartiene a entrambe le specie. Inoltre, a corollario dell’opera, l’autore dà una risposta di chiaro valore etico-morale canino, che passa attraverso la considerazione che i nostri amici cani sono persone non-umane, esseri senzienti dotati di personalità, come ormai parte maggioritaria della scienza riconosce, e il sui “segreto” di vita (che sicuramente può tornarci utile) non voglio spoilerarvelo per non togliervi il piacere di leggere questo bel testo.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.