Emarginazione del corpo nella tradizione occidentale.

Un corpo
Un corpo

Possiamo dire che il corpo, nella tradizione occidentale, è stato emarginato a vantaggio del pensiero puro?
È in gran parte corretto affermare che il corpo, nella tradizione occidentale, è stato storicamente emarginato o subordinato a vantaggio del pensiero puro (o dell’anima/mente). Questo è dovuto principalmente alla forte influenza del dualismo mente-corpo. Tuttavia, questa non è l’unica prospettiva, e nel tempo ci sono stati importanti tentativi di rivalutazione del corpo.


Il dualismo come tendenza dominante.
La tendenza a svalutare il corpo ha radici antiche e si è manifestata in momenti cruciali della filosofia occidentale.
Antica Grecia (Platone): con Platone, si afferma una distinzione netta tra anima (immortale, sede della ragione, affine al mondo delle Idee) e corpo (mortale, materiale, sensibile, spesso visto come una “prigione” o un “carcere” dell’anima). La vera conoscenza e la virtù sono raggiungibili solo attraverso la liberazione dalle passioni e dalle distrazioni corporee.
Cristianesimo: sebbene la teologia cristiana abbia visioni complesse (ad esempio, il concetto di resurrezione della carne), ha spesso ereditato la svalutazione platonica della materia e della corporeità terrena a favore dello spirito e dell’anima come parte immortale e più nobile dell’essere umano. Ciò che distingue la visione cristiana è un’ambiguità di fondo: religione dei corpi da una parte, spiritualizzazione dall’altra.
Età Moderna (Cartesio): René Descartes formalizza il dualismo nella sua espressione più influente, distinguendo la Res Cogitans (sostanza pensante, la mente) dalla Res Extensa (sostanza estesa, il corpo/materia), rendendo la mente l’essenza dell’individuo e il corpo una mera macchina o strumento. In queste visioni, l’intelletto (logos, ragione) viene elevato a unica fonte di nobiltà, conoscenza, e individualità, lasciando al corpo il ruolo di ostacolo, fonte di errore, e dimensione inferiore legata alla materialità e alla contingenza.


Critiche e rivalutazione del corpo.
Nonostante la prevalenza del dualismo, la storia del pensiero occidentale include anche importanti voci che hanno cercato di superarlo o ribaltarlo:
Aristotele: già nell’antichità, Aristotele propose un’unione più stretta, vedendo l’anima come la forma del corpo e il corpo come la materia dell’anima, uniti in un’unica sostanza.
Nietzsche: nell’Ottocento, filosofi come Nietzsche criticarono aspramente la tradizione dualistica, celebrando il corpo come la “grande ragione” e il centro di una saggezza più profonda e istintiva, contro il razionalismo astratto.
Fenomenologia e Filosofia Contemporanea: figure come Husserl e Merleau-Ponty hanno posto il corpo vissuto (Leib) al centro dell’esperienza e della conoscenza. Il corpo non è più un oggetto (Körper), ma il soggetto incarnato che percepisce, agisce ed è-nel-mondo.
Psicologia: discipline come la psicoanalisi (Freud) e la bioenergetica hanno messo in luce l’inscindibile connessione tra processi psichici e manifestazioni corporee.
possiamo allora dire che, sebbene il dualismo che privilegia il pensiero sia stato un paradigma dominante per gran parte della tradizione occidentale, esistono numerosi tentativi storici e contemporanei di riconnettere e rivalutare l’unità mente-corpo.

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About the Author

Sergio Mauri
Blogger, autore. Perito in Sistemi Informativi Aziendali, musicista e compositore, Laurea in Discipline storiche e filosofiche e in Filosofia. Premio speciale al Concorso Claudia Ruggeri nel 2007; terzo posto al Premio Igor Slavich nel 2020. Ha pubblicato con Terra d'Ulivi nel 2007 e nel 2011, con Hammerle Editori nel 2013 e 2014, con PGreco nel 2015 con Historica Edizioni e Alcova Letteraria nel 2022 con Silele Edizioni (La Tela Nera) nel 2023 e con Amazon Kdp nel 2024 e 2025.