Il personaggio di Dante è simbolo dell’uomo che, smarrito in una selva, impedito dalle tre fiere che rappresentavano i mali interni, morali e i mali esterni, sociali, sul cammino della salvezza, ritrova poi quel cammino in virtù della Grazia, mediante l’aiuto delle guide che Dio stesso ha disposto per sostenere la vita umana e per redimerla. Il viaggio rappresenta una sofferta meditazione sui peccati e le pene destinate ai colpevoli e ai purificandi e sulle gioie promesse ai beati. Dante viene scortato da Virgilio attraverso il regno infernale e la montagna del Purgatorio, fino alla cima, costituita da Paradiso terrestre, dove Beatrice sostituisce il poeta latino per condurre il discepolo attraverso i cieli fino all’Empireo. Infine è San Bernardo, il mistico riformatore dell’ordine cistercense del XII secolo a preparare il pellegrino all’ultimo atto della visione beatifica.
Il rapporto fra il viandante e le sue guide riproduce, innanzitutto, la struttura fondamentale dell’insegnamento scolastico del tempo, dove il maestro è soprattutto guida alla lettura, commentatore delle esperienze del discepolo e risolutore dei suoi dubbi. le cose che Dante vede nell’aldilà, i personaggi che incontra, le storie evocate negli incontri costituiscono una serie di esempi, un testo molteplice di cui va scoperto il senso sul fondamento offerto dalla scienza umana di cui è simbolo Virgilio, dalla scienza divina di cui è simbolo Beatrice, dall’amore e dall’ascesi di cui è maestro San Bernardo.
Di qui l’aspetto didattico del poema dantesco, che continua l’esperienza dei trattati dottrinali. la stessa Commedia, nell’intenzione di Dante, avrebbe richiesto un commento esegetico, come i testi sacri, come si vede nell’esempio che egli offre con l’epistola a Cangrande e come, in realtà, si avverò con la lettura pubblica dell’opera tenuta dal Boccaccio e con i numerosi commenti che fra Tre e Cinquecento arricchirono l’interpretazione del poema.
La successione ascendente delle tre guide fondamentali suggerisce il senso stesso nel quale va letto il poema, il progetto culturale che esso intende affermare. I simboli danteschi sono complessi e dai molteplici aspetti. Il processo da Virgilio a San Bernardo è un’ascesa dall’umano al divino, dagli strumenti del sapere posseduto dall’uomo anteriormente alla rivelazione e ancora operanti e basilari, agli strumenti di conoscenza offerti dalla teologia che dà fondamento alla fede, fino a quelli eminentemente spirituali e Mistici della contemplazione. Questa gerarchia di valori che pone al massimo grado non la ragione, né la fede, ma l’atto mistico, che è visione immediata e insieme annullamento della volontà nell’eterno e perfetto giro del cielo empireo, ricalca lo schema generalmente accolto nella dottrina monastica, ma inserisce elementi di particolare importanza nel momento di crisi che attraversava la cultura monastica.
La rivalutazione di Virgilio era piuttosto lontana dalla mentalità scolastica che identificava la poesia con la favola e quindi col disimpegno filosofico e dottrinale. La precisa distinzione fra il dominio della ragione e quello della fede, ripetutamente ribadita nel corso del viaggio e così evidente nella scelta di Beatrice quale guida del Paradiso, mira a sconfessare la piega naturalistica che andava assumendo l’aristotelismo (specie nella scuola averroistica). La stessa collocazione di San Bernardo al culmine dell’esperienza dell’anima significava primato della carità, dell’amore, dei valori etici più alti, di fronte ai valori più propriamente intellettivi.
Il pensiero di Dante è eminentemente eclettico, risultante cioè da una varietà di modelli, spesso ricavati da compendi e citazioni ed è sbagliato identificarlo esclusivamente con la dottrina di San Tommaso. Per quanto riguarda l’aspetto scientifico esso risale invece più plausibilmente ad Alberto Magno, né è immune perfino dall’averroismo, se fra i sapienti del cielo del Sole è inserito Sigieri di Brabante, antesignano di quella scuola. Dante cita come massima autorità filosofica Aristotele, di cui predilige l’Etica Nicomachea, sulla quale è costruito in gran parte il disegno morale dell’Inferno, cioè l’opera aristotelica meno specificamente teorica e più aderente alle esigenze della vita pratica, all’analisi delle virtù. Egli si rifà anche al neoplatonismo che gli fornisce la visione del mondo come emanazione della luce divina. Integra inoltre l’insegnamento domenicano con quello francescano e avverte le suggestioni di Gioacchino da Fiore, anche lui inserito fra i sapienti del cielo del Sole. la fiducia nel Veltro, l’attesa di una rigenerazione nell’imminente futuro collocano il poema sulla linea del gioacchinismo che ebbe fortuna fra il francescanesimo degli spirituali.
Al francescanesimo si riconduce anche il tema della povertà evangelica e la polemica contro l’avarizia, cioè l’avidità di ricchezze che è dettata da un giudizio negativo nei confronti degli scompensi introdotti in tutta la società dall’esplodere dell’economia mercantile. A cui si aggiunge la consapevolezza dell’incrudelirsi degli odi cittadini, il diffondersi dell’usura e lo scandalo del lusso, ma anche la spregiudicata condotta dei sovrani.
La battaglia di Dante si realizza la tendenza tipicamente medievale a leggere il visibile come segno dell’invisibile, a fare della realtà storica, umana, naturale, la “figura”, ossia il segno reale, tangibile della realtà morale e spirituale che la trascende e che in certo qual senso la rende universale ed eterna. Il tessuto narrativo della Commedia attinge prevalentemente dalla storia antica e recente, dai testi classici e cristiani considerati come fonti storiche. I personaggi danteschi rievocano nell’aldilà la vicenda terrena che fece loro meritare quel castigo o quel premio. Quindi, il poema didattico e dottrinale può anche vedersi come epopea, come una storia dell’umanità disposta per esempi significativi e illuminanti, secondo un ordine morale e una prospettiva spirituale che trascende la storia, ma ne é contemporaneamente la spiegazione e realizzazione.
La Commedia, trasferendo nell’aldilà la storia dell’uomo ne fissa in eterno il ricordo mentre ne rivela il senso: poiché proprio la morte getta una luce sulla vita, il termine dell’esistenza è il punto di vista da cui è possibile illuminare l’esistenza stessa.
