Un breve profilo di storia degli sloveni e della loro letteratura fino all’inizio del Romanticismo.

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La storia degli sloveni, nelle zone del loro attuale insediamento e in corrispondenza alla storiografia occidentale, inizia come parte della storia del gruppo etnolinguistico slavo quando nel 568 d.C. i Longobardi sgomberano la Pannonia per trasferirsi in Italia permettendo così agli Slavi e ai loro alleati-protettori Avari di dilagare a sud e a ovest.

Facciamo una piccola premessa. La condizione di oppressione, da un punto di vista che noi oggi chiameremmo nazionale e il ritardo culturale nello sviluppo di una letteratura e in generale di una struttura culturale adeguata da parte degli Sloveni è dovuta molto alla posizione del territorio del loro insediamento (orografia dispersiva della regione) e ai problemi di vicinanza con altri popoli più numerosi e culturalmente “pesanti” come gli italiani e i tedeschi e per quanto concerne questi ultimi soprattutto da parte del clero. Non si deve poi dimenticare la costante minaccia ottomana. La cristianizzazione di quelle terre fu infatti portata avanti da due entità: la Diocesi di Salisburgo  e quella di Aquileia. Dall’867 all’874, Cirillo e Metodio sono in Pannonia a predicare in lingua paleoslava macedone. Una parentesi troppo breve per lasciare un segno significativo, allontanando invece l’adozione della propria lingua in campo religioso che poteva essere, molto in anticipo sull’esperienza luterana, un volano di sviluppo letterario e culturale.

Una parentesi importante si ebbe con l’indipendenza della Carantania e l’epopea del re franco Samo, soprattutto fra il 623 e il 658. Dal 743 gli Sloveni sono tributari della Baviera che li aveva aiutati a difendersi dalle incursioni di altri popoli. Abbiamo un Principato sloveno fino al 828, poi diviso in marche dai funzionari franchi, da quell’anno inizia una regressione verso sud degli sloveni, sempre come parte del Regno franco e poi del Sacro Romano Impero. Tra il 1251 e il 1272 fanno parte di uno Stato slavo con Otakar III. Poi dal 1278 sotto gli Asburgo. Gli sloveni orientali prima sono sotto il Principato di Pannonia, prima vassallo e poi sotto diretto controllo franco. Poi verso il 1000 sono sotto il Regno magiaro e ci rimarranno fino al 1918. Dall’800 emerge la tradizione, decisa dai vescovi tedeschi, di preghiere e formule liturgiche nelle lingue dell’impero.

Da ricordare sono i Monumenti di Frisinga (972-1039) i più vecchi esempi scritti di lingua slava; il Manoscritto di Klagenfurt (1362-1390); il Manoscritto di Stična (1428); le Formule di giuramento di Kranj (1440); il Manoscritto di Cividale (1497); un Foglio con 8 strofe di una canzone erotica (XV secolo).

In un contesto critico per la cultura slovena ricordiamo la nota positiva che riguarda gli intellettuali sloveni fuori dai confini etnici i quali rivestirono un ruolo importante di trasmettitori e incanalatori di movimenti e idee culturali europee presso la nazione slovena, dal XIV secolo.

In territorio sloveno vi saranno pure delle ribellioni contadine nell’arco del Cinquecento. Una sorta di guerre contadine ci sono nel 1515, poi dal 1560 al 1570 e nel 1573 si segnala una rivolta generale e l’epopea di “re” Matija Gubec.

La predicazione anabattista, l’insofferenza verso l’Antico Regime e il pericolo ottomano stimolano la riflessione teologica e il diffondersi della Riforma. Ricordiamo qui Primož Trubar e i suoi continuatori Sebastian Krelj, Matija Vlačić, Juri Dalmatin (e la sua importante Bibbia), Bohorič (di lui ricordiamo la grammatica). La bohoričica di Bohorič rimase valida fino al 1839 quando venne sostituita dalla gajica di Stanko Vraz. È proprio con la Riforma che parte una letteratura slovena e u adeguato sviluppo della lingua, grazie al fatto che i riformatori usavano la lingua e quindi ne elaboravano i contenuti in senso pratico. La Riforma è la risultante, non da sola, ma di peso, della crisi del regime feudale. Lo sviluppo della borghesia, l’introduzione dell’economia monetaria, le invenzioni scientifiche, le scoperte geografiche, le nuove correnti di pensiero. La prima comunità protestante di Lubiana si insediò circa dieci anni dopo il 1517, dove fu prete Trubar che si spostò a Trieste nel 1524. Bonomo che lo aveva invitato, nutriva spiccate simpatie per i riformatori. Trubar nel 1530 fu inviato a Lasko come vicario. A Lasko lesse Zwingli, Bullinger e Pellican. Bonomo gli fa conoscere Calvino. Dopo aver subito una serie di persecuzioni abbraccia definitivamente il luteranesimo a Norimberga nel 1548. Nel 1551 pubblica un Catechismo e un Abecedario sotto lo pseudonimo di Philopatribus Illyricus. Tradusse e pubblicò il Nuovo Testamento. Fu grazie a lui che gli sloveni divennero coscienti della propria individualità e identità e riuscì a impostare su solide basi pur se non definitive la questione della lingua nazionale. I luterani poterono svolgere la loro attività fino al 1598 quando Ferdinando II li mise al bando e restaurò il cattolicesimo.

La Controriforma parte, dal punto  di vista culturale e della letteratura, non immediatamente, ma cerca di ribattere punto su punto la Riforma. In questo senso, la strada era già stata aperta dalla Riforma e, sebbene la Chiesa non avesse mai riconosciuto nella lingua locale, come nelle altre lingue “nazionali”, una direzione da prendere sotto il profilo ecclesiastico, un tale confronto e un tale uso in funzione anti-riformistico era tuttavia inevitabile. Ricordiamo il ruolo assunto a Lubiana da Tomaž Hren, vescovo della città, in senso controriformistico. Un ruolo da vero fanatico. In linea con le loro disposizioni e strategie di diffusione del verbo divino, furono i gesuiti a usare lo sloveno per controbattere i riformatori. In questo contesto Alasio di Sommaripa pubblica il Vocabolario italiano e schiavo.

L’età barocca vide sorgere, sul modello dell’Arcadia l’Academia operosorum Labacensium (1693-1725), poi la Academia philarmonicorum (1702) poi nel 1702 l’Academia Incoltorum e quindi nel 1709 una sezione dell’Arcadia stessa, l’Academia Emonina. In questo periodo Ludvik Schönleben rielabora e ristampa l’evangeliario tradotto da Čandek ed edito da Hren (1672). Scrittori ecclesiastici furono Matija Kastelec e Janez Svetokriški  (Tobia Lionelli).

Janez Vajkard Valvasor che ricordiamo per la Gloria del ducato di Carniola, intellettuale, precursore della stampa su rame, scienziato. Da segnalare la creazione di un idioma distinto nel Prekmurje, poiché inserito in un contesto di libertà religiosa e di confessione protestante. Idioma che interferisce tuttavia con lo sviluppo della lingua “riconosciuta” che si centralizza nella Carniola. Da un punto di vista culturale c’è l’influenza delle filodrammatiche tedesche e dell’opera e balletto italiani. Il primo lavoro teatrale è degli inizi del Settecento a opera di Lovrenc Marusič: Instructio pro processione Locopolitana in die parasceues Domini, ovvero la Passione di Škofja Loka (1721). In questo periodo si segnalano le riforme illuministiche di Maria Teresa prima e di Giuseppe II poi.

L’istituzione, da parte napoleonica, delle Province Illiriche dal 1809 al 1813, è in grado di esercitare un buon influsso sulla cultura e la politica della regione. Dal Congresso di Vienna del 1815, vi è un nuovo arretramento delle libertà.

Il 1848 in Slovenia vede l’emersione della richiesta dell’abolizione dell’assolutismo. Va notato il ruolo del giuseppinismo in senso giurisdizionalista. Importante, nel contesto, il cenacolo di Žiga Zois. Dopo il 1848 si fondano le čitalnice, sale di lettura, legate all’opera di Bleiweis.

Marko Pohlin, autore della Krajnska Gramatika che, tuttavia, non è di un livello scientifico, mentre Ozbalt Gutsmann è autore di un’opera di impostazione scientifica, il Windische Sprachlehre. Pohlin fu scrittore prolifico e affrontò la questione della lingua. Il suo punto debole era quello della grammatica vista come immutabile.

Al tempo stesso Kumerdej e Japelj tentano di concepire una lingua panslava artificiale. Jernej Kopitar è autore della prima grammatica normativa moderna a carattere scientifico. Kopitar fu fautore dell’austro slavismo e di una patria degli slavi del sud sotto dominio asburgico. Per questo motivo trascurò le lettere slovene.

Anton Tomaž Linhart, autore di saggi, fu importante per il teatro: optò per la rappresentazione delle riduzioni da Richter e Beaumarchais dopo l’insuccesso con la sua Miss Jenny Love in lingua tedesca. Importante il suo Saggio di una storia della Carniola e delle rimanenti terre degli Slavi meridionali d’Austria. Lo ricordiamo per la Zupanova Micka e per il Veselj dan ali Matiček se zeni. Nelle sue opere vi si condannano le sopravvivenze feudali (nonostante un’ombra sul suo comportamento ambiguo di assertore pubblico di certi valori rinnegati poi ad altri livelli).

Vodnik fu poeta modesto, ma migliore dei contemporanei; Feliks Dev, a esempio, fu minore a lui. Filonapoleonico fu per questo punito dagli austriaci quando se ne andò Napoleone. Con la Restaurazione seguente abbiamo un periodo reazionario con Ravnikar e Metelko.

La Krajnska čbelica vede Čop, teorico del gruppo, Kastelec (grandissimo redattore della rivista), Cigler (autore della Sreča v nesreči), Prešeren a lavorare assieme. La “lotta per l’alfabeto”, per questioni di ortografia, combattuta anche attraverso la čbelica, vedeva due schieramenti: da una parte Čop e Prešeren, di temperamento calmo il primo, focoso il secondo; dall’altra Metelko e Kopitar. Giovani contro vecchi. Vincono i giovani, nel 1834 esce il Serto di Sonetti (Sonetni venec). L’orientamento di Čop è per la cultura e letteratura italiana e il verso dantesco e petrarchesco.