Tommaso Campanella e la Città del Sole.

Cozza_Tommaso_Campanella
Cozza_Tommaso_Campanella

Quando Fra’ Tommaso Campanella, seguace di Bernardino Telesio e del suo naturalismo1, nella sua opera “La città del sole”, l’utopia di una repubblica comunista teocratica, descrive un tipo di società umana assolutamente armoniosa, in cui non esiste la proprietà privata, ognuno lavora ed opera a seconda delle proprie capacità ed inclinazioni ed in cui le molteplici attività educative indirizzate al corpo e alla mente servono a costruire dei cittadini consapevoli ed equilibrati, Tommaso Campanella, dicevo, non intende consegnare al mondo solo un’opera di indirizzo morale, poiché la dimensione morale era già ben presente ed attiva nel suo mondo, pur se in contraddizione permanente (esattamente come ognuno di noi) con i principi dichiarati. Certo la dimensione morale è ben presente, ma l’obiettivo del lavoro di Campanella è molto più concreto, è quello di farci capire che una società di liberi ed uguali, basata sulla condivisione dei beni, sulla solidarietà, la fratellanza e la crescita collettiva, piuttosto che sulla competizione animale per la sopravvivenza e l’individualismo entropico, è conveniente.

Lo scarto tra la “cultura occidentale” del suo tempo, ma anche di quello attuale, aggiungerei, di cui il Campanella parla e l’utopia che non è sogno, ma prefigurazione del domani possibile, questo scarto- dicevo – è profondo. Ad Occidente un’altra cultura è possibile, esattamente come già Platone aveva prefigurato nella sua Repubblica di tipo comunista artistocratico. Un’altra cultura va non solo sognata, ma anche costruita. Nei secoli successivi la costruzione proseguirà tra brusche fermate e salti in avanti, ma la strada è tracciata.

Campanella, quindi, non parla solo di morale e di astrazioni, ma di cose pratiche. Ma è proprio sull’aspetto pratico che io definisco della “convenienza” che voglio soffermarmi. La specie umana, per non sparire deve compiere quegli atti che le sono più congeniali (convenienti) per la sua sopravvivenza. La proprietà comune, la solidarietà, la condivisione, sono tutti atti convenienti alla sopravvivenza della specie. Convenienza, dal latino convenentia, significa corrispondenza di elementi, equilibrio e simmetria. Ma significa anche utilità, vantaggio. Un’armonia vantaggiosa per chi ne fa parte, insomma.

Indulgendo ora al metodo campanelliano, ovvero a quello di un uomo che “impara più dalla natura che dai libri”, possiamo supporre ciò che segue. Potremmo considerare, per ipotesi, che le società umane si dividono in due tipi: quelle che fanno massa critica e quelle che sono vittime dell’entropia. Nel mondo attuale abbiamo diversi esempi di società che fanno massa critica. Parliamone brevemente senza indugiare troppo sui loro regimi politici, spesso antitetici, poiché ciò che conta è quello che esprime la società. In Asia abbiamo il Giappone, la Cina e la Corea, solo per citarne i paesi più significativi, che sono il prodotto della massa critica che la loro cultura e ordine sociale hanno generato. Ciò a titolo diverso, come sono diversi le storie e gli ordinamenti politici che contraddistinguono queste società. In che cosa si esprime questa “massa critica”? Nella compattezza di chi appartiene a quei contesti sociali nei confronti del mondo esterno vissuto come distruttore di un ordine preesistente e valido. Chi non ha mai sperimentato la cosiddetta “chiusura” dei cinesi e dei giapponesi e coreani? Chi non ha conosciuto la loro consistenza?

Tuttavia, la capacità di generare una massa critica in quelle società che noi, di volta in volta, definiamo “chiuse”, “autocentrate”, o che si sviluppano per vie interne, sono proverbiali. Certo l’uguaglianza non è proprio l’orizzonte di tutte e tre queste realtà, se non forse nel caso della Cina, ma uguaglianza dei membri della comunità se non altro come appartenenza nazionale, sono un valore o una caratteristica a noi sconosciuta, se non nemica.

1“La conoscenza deve basarsi sulla natura e non sui sofismi degli uomini”.

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