The Twittering Machine, un libro di Richard Seymour. [3]

The+Twittering+Machine+COVER
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Interessante a questo punto diventa anche la questione dell’ISIS. Lo Stato Islamico emerse, nel 2014, da un nucleo di combattenti affiliati ad Al-Qaeda durante l’occupazione dell’Iraq e la successiva guerra civile. Quest’ultima era inizialmente dominata dai “foreign fighters” che, a partire dal 2006, avevano sviluppato radici sociali in parti della popolazione sunnita irachena. Divenuto un movimento di estrema destra armato con l’intenzione di sfidare l’autorità territoriale dello Stato creato dall’occupazione, dal 2012 con l’inizio della guerra civile in Siria e con i jihadisti rilasciati dalle prigioni da Assad che seminano il caos tra l’opposizione e apertosi un nuovo fronte nella guerra civile, l’ISIS guadagnò il suo primo territorio ribattezzandosi come tale. Nel 2014 il governo iracheno soppresse le proteste sunnite contro la loro esclusione politica usando gli squadroni della morte, e l’ISIS cominciò a guadagnare sostegno politico pure nei nuclei secolarizzati del Baathismo. Molti soldati dell’ISIS erano ex soldati Baathisti. Dopotutto l’esercito iracheno non si sarebbe disintegrato così velocemente se non fosse stato visto come un regime settario.

Nell’estate del 2014 l’ISIS, nell’inizio dell’invasione di Mosul, sviluppò una sofisticata strategia social, con toni minacciosi e twittando dal vivo il suo arrivo con l’hashtag #AllEyesOnIsis. Attraverso l’app collegata a Twitter, Dawn of Glad Tidings, usarono i cellulari dei loro sostenitori per disseminare messaggi accuratamente scritti in modo da evitare i filtri spam. L’applicazione fu scaricata 10000 volte permettendo sofisticate operazioni di storming. Da metà 2015 Twitter fu messo sotto pressione da parte del governo americano e invitato a cancellare i profili filo-ISIS. Ne furono cancellati 125000. I video condivisi miravano ai millennial occidentali ed erano in buona parte prodotti dall’ex rapper tedesco diventato jihadista, Denis Cuspert. A differenza di #occupy, l’ISIS aveva un’origine del tutto diversa: non era nata online ed aveva un’organizzazione armata forte di una strategia politico-economica alle spalle.

Il coltivare sentimenti e raccoglierli tecnologicamente, come fa l’industria Social, da effetti di breve termine e non può dare il vero potere politico come lo è quello di un qualsiasi Stato. Può evidentemente servire a modificare i rapporti di forza tra l’informazione e lo Stato. Se solo la tecnologia fosse la base per il fascismo del futuro, allora sarebbe solo un riassestare il potere, un riallinearlo. Tuttavia, il fascismo potenziale dell’industria Social non risiede necessariamente nelle sue conseguenze elettorali a breve termine, ma piuttosto nel fenomeno conosciuto come “terrore stocastico”, cioè nel modo in cui la comunicazione può essere usata per incitare alla violenza e al terrore casuali. La violenza, sebbene statisticamente prevedibile entro una data popolazione, è imprevedibile sul piano individuale. Il web è pensato proprio per questa influenza stocastica. Anche se qualcuno sceglie di agire su uno stimolo, la macchina va oltre la questione della responsabilità individuale attraverso la gestione di un insieme di dati.

La strategia dell’ISIS è stata quella di mettere al lavoro riserve esistenti di risentimento, capacità di uccidere a livello individuale, però, con attacchi casuali, dando loro un’apparenza di coerenza, direzione e appartenenza globali.

Le reti di trolls della destra hanno generato i loro propri “lupi solitari” disperati, assai più che non i jihadisti. Dal 2008 al 2017, il 71% delle morti causate da attacchi terroristici individuali sono stati causati dalla destra secondo la Anti Defamation League. Al momento non c’è una singola sigla dominante a destra, un franchising capace di aggregare e dare forma a questi attacchi come parte di una narrazione globale. Non c’è un approdo attrattivo in grado di dar forma ad uno sciame di “guerrieri” simpatizzanti; non c’è una risposta di destra ad #occupy. Il fascismo, per lo più, non ama rappresentarsi apertamente e pubblicamente. Il terrore fascista è stocastico poiché è frattale, cioè si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse; ingrandendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all’originale.

Conclusioni.

Il tempo che si prende la macchina cresce ogni anno sia a livello individuale che in aggregato. L’utente medio di internet passa 135 minuti al giorno sulle piattaforme social. Proiettato lungo la durata di una vita sono 50mila ore. Statista.com, portale leader mondiale a livello di elaborazioni statistiche, stima che tra il 2010 e il 2020 l’industria Social è passata da 1 a 3 miliardi di utenti. Ciò accade in un contesto in cui si spende una sempre più larga fetta di vita interagendo con gli schermi, in gran parte in luoghi di lavoro computerizzati. Ad esempio, gli americani passano 11 ore al giorno interagendo con gli schermi, molto del loro tempo da svegli è un simulacro.

La dipendenza si avvera attraverso scelte, ma in qualche modo accade anche alle nostre spalle. Nessuno decide coscientemente di essere devoto alla macchina, di diventarne dipendente. Il suo potere di veto prende il posto di tutte le altre possibili attenzioni in modo cumulativo, attraverso ogni libera scelta fatta come utenti. Cadiamo nella zona morta per incremento. Il modo in cui la “macchina ruba tempo” lotta per la nostra attenzione, richiama l’accidia, cioè l’afflizione del devoto. Indifferenza, noia, letargia spirituale. Una condizione che dissolve la capacità di concentrarsi e vivere una vita che conti, in una serie di pruriti che chiedono di essere alleviati.

Dobbiamo poi ricordare che lo scrivere è fondamentale da 5500 anni circa e il libro stampato lo è da 500 anni circa. La prima stampa del libro va di pari passo con l’iniziale affermazione del modo di produzione capitalistico: fu la prima catena di montaggio, la prima produzione in serie. Tuttavia, all’epoca pochi scrivevano o leggevano, molti ascoltavano e basta. Passiamo da una società in cui scrivono meno persone di quante leggano, mentre oggi è il contrario, tutti scriviamo.

Un esempio di Internet democratico è stato quello della francese Minitel, soppiantato poi da Internet. Minitel era sostenuto dallo Stato e garantiva una notevole libertà di accesso. È proprio a questo tipo di esperienza che potremmo rivolgerci per avere un punto di riferimento sulla democraticità della rete. Tuttavia, Minitel finì, non solo perché portava un deficit allo Stato, ma soprattutto perché non fu innovato e, cosa forse fondamentale, non generava dipendenza. Oggi, comunque, il problema continua ad essere sentito. Sono quindi nate delle iniziative di tecnologie decentralizzate, come il progetto dyne.org – progetto Decade che potete scoprire collegandovi online.

Al contrario dei luddisti[1], noi non possiamo distruggere un bottone “Mi Piace” o un sito che sono solo astrazioni. Il nostro problema con la macchina non è quello di portarci alla disoccupazione, ma quello che ci lavora al meglio, senza remunerarci, per poi venderci come un prodotto. Ci dà dei compiti nella forma di un gioco nello stile-casinò. Siamo all’avanguardia della ludicizzazione del capitalismo. Anche se tutti noi ci suicidassimo online, le società dei mass-media, dell’intrattenimento, si rifonderebbero con nuovo capitale di rischio per rifare tutto da capo ed in modo più efficace.

Necessitiamo di un qualcosa di più di questo. Certamente abbiamo bisogno di una via d’uscita, di una teoria che ci faccia scendere prima che sia troppo tardi. Abbiamo anche bisogno di liberare il nostro tempo e le nostre energie, indirizzandoli verso compiti migliori. Abbiamo bisogno di desiderare in grande. Necessitiamo di un momento di rottura delle nostre abitudini quotidiane attraverso cui scappare non solo dalla macchina, ma anche dalla infelicità che essa monetizza. Lo spazio cibernetico è uno spazio di sogno, un posto per l’esplorazione e la fantasticheria. La fantasticheria è un sogno e il sogno è la soddisfazione di un desiderio.

Un piacere momentaneo in cui un desiderio è parzialmente soddisfatto. Il desiderio è tipico dell’essere umano così come l’abilità di soddisfarlo indirettamente attraverso la fantasia. Dal momento che molti desideri non possono essere soddisfatti in altri modi, la fantasticheria sembra essere essenziale ad una vita piacevole. Il furto di capacità di fantasticare perpetrato dall’industria Social, il modo in cui ha usato le tecniche ludiche dell’industria dei videogiochi per guidarci in una trance controllata, lungo percorsi illuminati da ricompense virtuali, non è una questione banale. Potremmo chiederci allora quali sono le altre tecnologie per fantasticare e quale potrebbe essere l’approccio neoluddista oggi.

Potremmo, intanto, prenderci del tempo per noi stessi, riprendendoci almeno in parte il tempo che ci è stato rubato dalle macchine.


[1] Gruppi organizzati di operai che reagirono violentemente all’introduzione delle macchine nelle industrie, ritenute causa di disoccupazione e bassi salari.