Stefano Cucchi, continuità e segno dei tempi.

PacePace

Il 22 ottobre scorso è stato l’ottavo anniversario della morte di Stefano Cucchi. Ripubblico un mio post del 2013 sull’argomento.

Ve l’avevo detto che sarebbero andati giù pesante, sempre e comunque. Sia che fossero operai in sciopero, piuttosto che inquilini sfrattati o “spazzatura sociale”, secondo i canoni razzial-lombrosiani del potere. Non che 30 o 40 anni fa ciò non succedesse: succedeva eccome. In questo c’è la continuità. Il segno dei tempi è quello che ci si copre a vicenda, tra poteri più o meno potenti, per difendersi a vicenda. Chi sarà mandato nelle strade a “contenere” le persone che protestano a vario titolo per le proprie insopportabili condizioni sociali, dalla perdita del lavoro a quella della casa, e dovrà difendere i piani alti dalla resa dei conti, non può venire colpevolizzato, deve al contrario godere della piena impunità, poichè di casi ambigui o strani ce ne saranno ancora nei prossimi mesi ed anni.

Fa tristezza dover ancora sentir parlare delle stesse cose, da Stefano agli operai della Terni dei cui problemi non si parla più perché oscurati dal sindaco manganellato, dalle maestranze dell’Ilva agli innumerevoli casi di “irruenza” di chi ha in mano la gestione legittima della violenza, e sapere che non solo non potremo ottenere giustizia a breve, ma nemmeno saremo in grado di poter esigere un comportamento consono da parte del potere e di tutte le sue ramificazioni.

Ho sempre sostenuto che, negli anni migliori, dovevamo chiedere delle contropartite politiche in direzione di una democratizzazione della società italiana e non solo dei miglioramenti economici e l’accesso ai consumi di massa. Si è perso un treno. Forse, il farcelo perdere faceva parte del piano.

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