Ricordatevi di chi vi stava accanto nei campi di sterminio!

6_maggio_1945_liberazione_torino
6_maggio_1945_liberazione_torino

La questione “25 aprile-bandiere palestinesi” è molto semplice:

  1. la classe dominante occidentale (quella che dopo la fine della guerra ha riutilizzato i rottami nazifascisti in funzione antipopolare) sta portando a termine la normalizzazione sociale contro i subalterni, processo iniziato molti anni fa, riscrivendo la storia della Resistenza in cui devono aver posto solo i suoi alleati. Tutti gli altri che hanno sofferto per le medesime persecuzioni (prigionieri politici, omosessuali, zingari, slavi) non ne devono far parte perché contraddicono la narrazione ufficiale.
  2. la memoria “spendibile” deve essere solo quella della Shoah, poiché Israele è alleato del blocco occidentale. La comunità ebraica italiana, egemonizzata dalla destra, contribuisce ad espungere tutto ciò che sfugge alla narrazione dominante, come ad esempio la questione palestinese. Peraltro: silenzio totale sull’assassinio, rigettato dal governo di Tel Aviv, di un professore palestinese in Malesia!
  3. la Brigata Ebraica non era un corpo partigiano, ma una formazione dell’esercito britannico, quindi di un’esercito belligerante. Cosa che non proibì al sionismo di organizzarsi anche in maniera violenta contro l’occupazione inglese della Palestina (vedi il terrorismo antinglese praticato dalle organizzazioni Irgun e Lehi in Palestina), mentre ben prima della Shoah, collaborava in funzione antiaraba con gli inglesi.
  4. tutti, belligeranti antinazifascisti e resistenti, hanno contribuito alla Liberazione dell’Italia, tuttavia se parliamo strettamente di Resistenza, la Brigata Ebraica non ne faceva parte.
  5. dobbiamo ricordare che gli ebrei hanno più che altro subìto il nazifascismo, piuttosto che resistervi e, nella Resistenza, non sono stati presenti nella loro dimensione nazionale, ma in quanto militanti di quelle organizzazioni politiche che si battevano contro il nazifascismo.
  6. Dovremmo anche ricordare che, nella “Banalità del male” il famoso testo della Arendt, vi è tutta la parte dimenticata del resoconto del processo ad Eichmann nel quale si denunciano le relazioni tra i sionisti già in Palestina e i nazisti, mossi dal comune obiettivo di far emigrare gli ebrei tedeschi verso la Terra Santa, i primi perché interessati a impadronirsi delle loro proprietà, i secondi per aumentare la popolazione ebraica e poter rivendicare la costituzione di uno stato confessionale.  L’accusa infamante, ieri come oggi, di antisemitismo ha la finalità non celata di mostrare Israele come sola nazione capace di tutelare gli ebrei e contestualmente attaccare gli stati arabi, come fu, ante-litteram, il caso dell’Egitto di Nasser, accusato di nascondere dietro le ragioni del popolo palestinese una volontà antiebraica. Dal processo ad Eichmann emerge una singolare contiguità tra nazisti e sionisti, capaci di redigere insieme e applicare un accordo, alla fine degli anni ’30, per il quale gli ebrei potevano convertire in beni di produzione tedesca i loro risparmi, merci che li accompagnavano nel viaggio in nave fino all’attracco in Palestina e che venivano poi  commercializzate dai gruppi sionisti, i quali riconoscevano poi una parte degli utili agli ebrei nuovi arrivati. 
  7. dobbiamo, ancora, ricordare che in Italia, il sostegno dato dalla comunità ebraica, attraverso i propri rappresentanti, al fascismo fu pressoché unanime, fino e in alcuni casi oltre le leggi razziali del settembre del 1938. Basta rivedersi il numero di iscritti ebrei al Partito Nazionale Fascista. Cosa per la quale le comunità ebraiche non risulta abbiano fatto autocritica.

In conclusione una domanda: siamo sicuri che stiamo tutti parlando della la medesima Liberazione?

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