Note sul Grande Reset.

Naomi Klein
Naomi Klein

Vediamo. Freccero riporta ciò che è scritto. Se si fa una ricerca sul Web appare chiaramente ciò che dice Klaus Schwab, col suo poco rassicurante accento teutonico. Schwab che, ricordiamolo ha portato avanti ideologicamente col WEF, la questione dell’Industria 4.0. Il 22 settembre scorso, se non erro, Freccero è stato ospite della Palombelli su Rete 4. Non è solo Freccero a parlare di Grande Reset, altri più o meno autorevoli l’hanno fatto. Io mi sono letto un pezzo di Naomi Klein scritto per The Intercept che è una testata informativa seria e ne ho ricavato ciò che segue.

Schwab ha realmente parlato di Grande Reset, tuttavia nel senso in cui quelli del World Economic Forum da anni fanno: nel senso di un rebranding del capitalismo. Questo lo possiamo affermare senza ombra di dubbio non solo perché a Davos ci siamo resi conto degli obiettivi del WEF, ma anche perché il WEF stesso (lo ripetiamo brevemente) ha avuto un ruolo guida nel liberare il capitalismo dalle regole, dalla (necessità di) protezione delle industrie locali, dalla tassazione progressiva e dalle nazionalizzazioni.

Tuttavia, il Grande Reset non è un complotto in sé, ma è più subdolo e insidioso. Sicuramente non è uno sforzo serio col quale risolvere la crisi, poiché il capitalismo produce crisi irrisolvibili e procede ad approfondire le proprie contraddizioni. È invece un tentativo di creare un’impressione plausibilmente positiva sul fatto che i vincitori di questo sistema siano sul punto di mettere volontariamente fine all’avidità che li ha sempre contraddistinti al fine di prendere sul serio i problemi del mondo, creati dal loro sistema, e risolverli.

Perché? Perché in questo modo il padronato ampiamente inteso, creando questa impressione fa si che sia meno probabile che i governi ascoltino i popoli che invitano a controllare gli sconquassi del capitalismo: combattere la povertà in crescita, la disoccupazione, il collasso climatico, la degenerazione informativa.

Il Grande Reset, inoltre, è spesso abbinato o confuso col Green New Deal, soprattutto in ambito anglosassone, dove queste idee per lo più nascono e si evolvono. La cosa “paradossale” è che i grandi commentatori di estrema destra di quel mondo anglosassone (Laura Ingraham, Tucker Carlson, Ben Shapiro) hanno ultimamente dato voce a una gran teoria cospirazionista sul Great Reset di Schwab tacciandolo di socialismo verde (il Green New Deal, appunto).

Parentesi: è un caso che Freccero inquieti l’audience durante la trasmissione, con la collaborazione della Palombelli, dicendo chiaramente che tutti diverremo come la Cina governata da una super élite tecnocratica parte di un super partito?

Quindi, per i politici di destra e le compagnie petrolifere, più l’azione per il clima può essere confusa con un’organizzazione come il WEF nota per i suoi ingorghi di jet privati, più facile sarà resistere a qualsiasi piano climatico. Ecco perché il primo allarmismo sul Grande Reset è venuto dall’Heartland Institute, la madre della macchina negazionista del cambiamento climatico. Attaccare il Grande Reset per attaccare il Green New Deal.

Il messaggio, una sorta di frullato complottista, al pari di altri messaggi più o meno assimilabili al contesto complottista guadagna campo non perché la gente sia stupida, ma perché dopo un anno e mezzo di sacrifici i soldi si spendono per mettere in sicurezza mercati e multinazionali, mentre chi è in difficoltà si attaccherà al tram.

Riflettiamo quindi sulle prese di posizione e sulle uscite di politici, opinionisti e mass-media, ma non semplicemente ascoltando il governo che, guarda caso, non dice praticamente nulla.