Lukashenko: quale politica economica?

Privatizzazioni in Bielorussia
Privatizzazioni in Bielorussia

La cosa che caratterizza l’epoca contemporanea è la manipolazione di ogni aspetto dell’informazione e il fatto che la popolazione cerchi risposte “fai da te”, in linea con le proprie credenze e convenienze, in ogni aspetto della vita. La sovrabbondanza di informazione, verosimile o falsa, non rende facile il lavoro di comprensione di ciò che accade intorno a noi e chi dovrebbe assicurarci in questo senso è prezzolato da gruppi di potere che spingono dove loro più aggrada. Siamo in quel luogo in cui l’informazione diventa lobbying.

Evidente la disparità di trattamento mediatico ed ideologico tra ciò che accade in Bielorussia con ciò che è accaduto in Francia con i gilet gialli negli ultimi 2 anni. In Francia si contano circa 18 morti e parecchi feriti che, ovviamente, non hanno avuto la copertura mediatica (e le note critiche) di ciò che succede in Bielorussia. Stesso discorso si potrebbe fare per il movimento antirazzista USA (Black Lives Matter) e per il livello dello scontro raggiunto che, tuttavia, non ha avuto la stessa copertura e le stesse critiche politico-ideologiche riservate al governo che, invece, abbiamo riscontrato verso i fatti bielorussi.

A questo punto, fatte le debite premesse, vorrei però capire come possiamo spiegarci la politica economica di Lukashenko, alla luce di alcuni dati di fatto che andrò qui ad elencare.

Secondo il governo di Lukashenko, il 90% delle imprese di Stato deve andare al settore privato! “In Bielorussia – ci informa la pagina italiana del sito dell’Agenzia per gli Investimenti e le Privatizzazioni bielorussa – c’è una serie di regimi preferenziali che possono essere molto utili per le aziende straniere, anche per quanto riguarda la loro pianificazione fiscale e ottimizzazione. Essi comprendono particolari condizioni preferenziali economiche nell’organizzazione di attività entro sei zone economiche libere (0% – l’imposta sul reddito per 5 anni, dopo 5 anni imposta sul reddito – l’aliquota ridotta al 50% del tasso stabilito dalla normativa fiscale, ma non più del tasso del 10, 12% – l’IVA), il Parco delle alte tecnologie (0% – l’imposta sul reddito, 0% IVA) e il Parco industriale bielorusso-cinese (0% – imposte sul reddito per 10 anni). Le società straniere possono anche trarre ulteriore vantaggio riducendo al massimo i costi di investimento e del carico fiscale posizionando il proprio business nelle piccole e medie città in Bielorussia (0% – l’imposta sul reddito per 7 anni).”

Il mercato del lavoro, inoltre, è abbastanza flessibile e questo non mi sembra sia caratteristico di un paese “sovietico”, come è stata più volte dipinta in modo interessato la Bielorussia.

Tutto questo per dire che, prima di sparare sentenze pro o contro il presunto governo “sovietico” di Lukashenko, dovremmo tutti fare i nostri bei “compiti a casa”, al termine dei quali esprimeremmo giudizi meno tagliati con l’accetta ed improntati ad un più sano dubbio. Poiché è difficile organizzare una “rivoluzione arancione” senza alcuna base oggettiva o malessere concreto nella società in cui si va ad esportarla. Cioè non basta la CIA se poi la gente se ne frega perché non ha grossi problemi.