La Costituzione.

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La Costituzione è stata ridotta a feticcio.

Come ho già sostenuto, la Costituzione è già stata ampiamente stuprata.

Ma gli stupri attuati contro di essa non sono degli atti di cattiveria, sono la logica conseguenza del fatto che, una Costituzione che deve garantire uno Stato capitalista, semplicemente non può garantire i subalterni a basta! Inoltre, bisogna fare i conti con i rapporti di forza nella società.

Da questo punto di vista c’è un forte arretramento teorico e pratico in chi ha riportato la sinistra alla condizione del socialismo utopistico così ben descritto da Marx ed Engels nel loro Manifesto. Il socialismo era scienza, ed informava la cosiddetta sinistra, ora è ritornato utopia e moralismo. Certo, non a caso.

Il problema è che non si vuole ragionare su questo. Perché altrimenti bisognerebbe iniziare a lavorare ad altre ipotesi, e lavorare costa impegno e fatica. Una cosa che non fa parte del bagaglio antropologico della nostra società.

La Costituzione è stata scritta 70 anni fa da quella parte della classe dirigente uscita indenne dal fascismo o che comunque era riuscita a riciclarsi nella Resistenza. I contenuti della Costituzione sono improntati al compromesso, specchio della necessità della classe dirigente (capitalistica) italiana assunta saldamente al campo geopolitico americano – dopo l’orrore della guerra e dei campi di concentramento – di far ripartire la macchina produttiva e statale (capitalistica).

La fase “socialdemocratica” della ricostruzione (che potrà tornare solo nel caso – forse – della necessità di un’ altra ricostruzione, ma non è detto….) è stata caratterizzata da quel grande compromesso che ha permesso anche ai subalterni di ritagliarsi un ruolo sociale ed una vita migliore, sia in senso morale che materiale, anche a vantaggio della stabilità del sistema complessivo. Tutto ciò è finito.

Un esempio di come non si riesca a fare i conti con la propria storia, con i contenuti della Costituzione, e la si voglia trasformare in un feticcio invece di considerarla storicamente e lottare per risolvere i problemi di oggi senza tirarla in campo indebitamente, è dato dallo sgombero di Piazza Indipendenza a Roma. Una cosa chiaramente indecente, ma perché appellarsi alla Costituzione? Se non ci fosse andrebbe tutto bene?

Qualcuno cita l’articolo 2 della Costituzione

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Benissimo. Tuttavia, la stessa Costituzione, all’articolo 42, riconosce che

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

Sarebbe, perciò, il caso di risolvere la contraddizione, ma di sicuro in questo tipo di formazione economica e sociale, ciò non è possibile, checché ne dicano coloro che affermano essere il diritto alla casa prevalente. Allora, in questi casi in cui si devono garantire dei diritti contrastanti, chi vince? Il più forte.

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