Il sovranismo.

Populismo
Populismo

di Vincenzo Cerceo.


Il sovranismo è un fenomeno storico come tutti gli altri, che va considerato come risposta ad esigenze strutturali di natura in primo luogo economica. Per riferirci alla realtà dell’Unione Europea, la spiegazione del perché paesi di lunga tradizione nazionale abbiano con decisione ed anche entusiasmo imboccato fin dagli anni ’50 quella strada che progressivamente ha portato alla situazione attuale, non più di progresso, ma di stasi, stà nelle difficoltà in cui la classe dominante, in tutti i paesi del continente, si vennero a trovare dopo i due conflitti mondiali. Sia la prima che la seconda guerra mondiale furono dei tentativi da parte di forze borghesi europee momentaneamente alleate di giungere ad imporre un dominio monopolistico a livello mondiale per superare il clima di concorrenza che era diventato di intralcio alla realizzazione dei profitti. L’equivalenza delle forze militari in campo fece si che l’effetto devastante dello scontro complessivo, nelle due tornate, provocasse invece la perdita dell’egemonia mondiale, sia in campo economico che in campo politico e militare, dei paesi del vecchio continente a vantaggio della supera potenza americana. Riconosciuta dunque la potenza militare agli USA, con le nazioni dell’Europa occidentale in veste di alleati subordinati, ed affermato il principio politico della democrazia borghese, accettata a condizione che portasse al potere partiti di sicura affidabilità per l’egemonia americana (veggasi dottrina Westmoreland) i paesi dell’Europa occidentale si trovarono a dover affrontare le difficoltà di competizione economica senza avere più, singolarmente, la forza di contrastare in prospettiva la potenza economica statunitense e, negli anni seguenti, la crescente potenza economica di paesi asiatici. Fu dunque giocoforza, per le borghesie nazionali europee, cedere quote di nazionalità e di potere al fine di riacquistare almeno in parte la competitività sul mercato mondiale. Si cominciò con la Comunità per il Carbone e l’Acciaio e si proseguì con una serie di accordi successivi tendenti sempre allo stesso scopo: mettere insieme le forze per collocarsi nel mercato mondiale in posizione competitiva. Le nazioni che in epoche diverse si erano unificate per gli stessi motivi (veggasi lo Zollverein tedesco che aveva preceduto la unificazione politica della nazione germanica), ora tentavano di costituire una nuova unità sovranazionale che mettesse le nazioni stesse in grado di competere adeguatamente sul mercato mondiale. Le obiettive difficoltà che le diverse situazioni economiche creavano, veggasi ad esempio la distruzione dei frutteti italiani ed i divieti di produrre prodotti lattei sempre per l’Italia, venivano superate, sia pur con notevoli difficoltà, fino al raggiungimento di un punto fondamentale, quello di un’unica moneta, che assicurasse stabilità ai mercati. Ciò fatto, la situazione si è bloccata, sia per l’accrescimento degli stati entrati nell’Unione, troppo diversi fra loro, sia perché, in sostanza, le borghesie nazionali si trovano ad avere ormai già a disposizione lo strumento essenziale che consente loro di riprendere una autonomia tale da poter valorizzare le singole forze economiche a scapito delle nazioni più deboli nell’ambito della stessa Unione. Se una nazione come la Germania è in grado di dettare le condizioni, magari in accordo con la Francia, alle altre nazioni, non occorre procedere ulteriormente, almeno in questa fase, verso una unione politica che non è più utile alla borghesia che in Europa prevale, anzi, una frantumazione degli stati attuali nelle singole realtà anzionali può essere più corrispondente agli scopi delle economie prevalenti (veggasi Catalogna). Nazioni invece che avevano altri bacini di influenza, veggasi il Commonwealth, non hanno più interesse a permanere nella parte economica e politica dell’Unione, da cui la Brexit, che però non mette in discussione l’aspetto delle alleanze militari. Dunque, il sovranismo è stato sempre in funzione degli interessi economici delle borghesie e tale rimane; il resto, patria, identità, razza, democrazia (che l’Unione Europea tra l’altro non applica) e così via, sono solo sovrastruttura, il cui ruolo è molto marginale nel contesto di questa fase storica. Ai marxisti compete la lotta di classe, sia nell’UE che negli Stati nazionali, che nei nuovi Stati che dovessero nascere.

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