Il caso Norma Cossetto.

Norma_Cossetto_1943
Norma_Cossetto_1943

Si pubblicano qui alcune note non esaustive, ma altresi in aggiornamento, sul caso Norma Cossetto. Caso controverso e che dovrebbe dimostrare, essere un ulteriore tassello a dimostrare, l’inumanità dei comunisti. Prima di qualsiasi altra cosa si dovrebbe rispondere alle questioni poste in queste semplici righe.

Il padre della Cossetto faceva parte della MVSN. Secondo le testimonianze dei familiari venne arrestata da partigiani italiani. Ricordiamo qui Karl Lapper, ministro della propaganda dell’OZAK, già noto quando costruì la manipolazione sul massacro di Katyn ad opera dei sovietici.

Qualcosa da dire sui berretti dei 17 partigiani rinvenuti accanto al corpo della Cossetto?

Il Piccolo del 5/10/1944 pubblica le elargizioni per gli italiani trucidati delle foibe.

Il Piccolo del 28/1/1945 riporta la notizia secondo cui Licia, sorella di Norma, tiene a battesimo una brigata nera femminile col nome di Norma Cossetto. Il fidanzato di Norma è nella X^ MAS.

Sulle violenze nessuna testimonianza, nemmeno anonima.

La questione del Maresciallo dei Vigili del Fuoco Armando Harzarich i cui verbali dettagliati per ogni riesumazione parlavano di corpo intatto.

Da Harzarich, alla riesumazione, nella sua relazione agli Alleati, fu presente lo zio di Norma, Emanuele Cossetto convocato per l’identificazione.

Norma Cossetto studia a Padova con Concetto Marchesi, noto esponente antifascista.

Emanuele Cossetto dice che la nipote fu arrestata per la prima volta il 26/3/1943, relazione del 1/3/1945 e rilasciata e riarrestata per tre volte. Aggiunge che i particolari del supplizio furono estorti a partigiani catturati dai tedeschi.

Ci sarà poi la storia della dirimpettaia nascosta dietro le imposte.

Il 12/7/1945 Harzarich interrogato dagli Alleati riferisce la vox populi.

Il collaborazionista Luigi Papo pubblica Foibe nel 1949 in cui fa l’unico nome: Antonio Paizon capo dei partigiani di Antignana (poi arrestato per furto dai titini).

Articolo del 1983 di Antonio Pitamitz. Al posto della detenzione a Parenzo c’è quella a Visignano. Le sevizie non sono confessate dai partigiani, ma dalla stessa Norma a una misteriosa donna accorsa in seguito ai suoi lamenti.

Guido Rumici, nel 2002: Norma Cossetto va prima a Visignano, volontariamente con un partigiano che conosceva, poi rilasciata, riarrestata e condotta a Parenzo, poi condotta ad Antignana dal Comitato Popolare di Liberazione (italiano) di Parenzo. I presunti responsabili catturati e giustiziati furono sei.

A Frediano Sessi, Licia Cossetto dichiara – addirittura – che l’omicidio della sorella non aveva ragioni politiche, ma sessuali.

Le commemorazioni vengono officiate dalla cugina acquisita Erminia Dionis Bernobi, scappata dall’Istria per aver dato del vigliacco ad un uomo che si vantava di aver ucciso Norma. Mancano, però, i nomi e cognomi di questa storia.

Sembra più logico che Norma sia stata uccisa dagli insorti, con altri prigionieri, per evitare di essere identificati all’arrivo dei tedeschi, che poi è quello che Licia Cossetto dichiara di aver fatto con i famosi 6 partigiani uccisi dai tedeschi, ma senza chiarire se fossero i veri responsabili della morte della sorella.

I colpevoli ad oggi rimangono ignoti. Non conoscendo l’identità dei responsabili, i loro moventi e gli eventuali precedenti, non si può nemmeno escludere lo stupro (che tuttavia rimane improbabile).

Il libro di Frediano Sessi: libro di storia orale, privo di fonti e note. Testimoni: Pierpaolo Silvestri e Licia Cossetto. Il Silvestri è interlocutore indiretto che si “fa carico” di riportare la storia orale. Andreina Festi Bresciani, altra interlocutrice di Sessi, del MSI, candidata alla Camera per quel partito nel 1968 (La Nazione, 8 maggio 2018). Andreina Festi Bresciani dice (pag. 31): “aveva una vera a propria passione per la politica. Ricordo che partecipava con entusiasmo alle manifestazioni per la guerra d’Africa e non faceva mistero del suo nazionalismo spinto. […] E diceva sempre che in Istria erano gli sloveni e i croati a essere fuori posto; perché gli italiani abitavano quella terra con più diritti. Su questo punto era molto intransigente”.

Nel libro c’è una sezione “diario”. Monologo interiore di Norma, nell’episodio del dialogo con Ivan (presumibilmente immaginario) che le fa notare la difficile situazione dei croati (pp. 74-75): “Era una provocazione, una delle solite con cui Ivan cercava di farmi perdere la pazienza e per mettere in discussione la mia fede fascista e soprattutto il mio convinto nazionalismo italiano. […] Mi proponeva una visione democratica della vita civile e sociale, venata di un moderato antifascismo.[…]”. In altra parte del volume (pag. 56): “Le tante testimonianze sui Cossetto dell’Istria ci dicono di una famiglia che si sente e vuole rimanere italiana, senza compromessi, che non ama gli slavi, ma li rispetta, anche perché se ne serve per i propri poderi agricoli”.

Raoul Pupo e Roberto Spazzali, Foibe, Milano 2018, pag. 101: “La classe dirigente italiana non riuscì assolutamente a rendersi conto del cumulo di rancori, nazionali e sociali, che si era sedimentato nella società locale croata”.

Frediano Sessi si inventa la categoria del “fascismo terzo”. Già studiata dal sociologo Marco Revelli.

Pupo e Spazzali intrapresero una strada di negoziazione sulle foibe. Costoro classificarono il negazionismo comprendendovi sia la relazione di Anton Vratusa al CLNAI, sia Claudia Cernigoi. Che verificò gli elenchi dei caduti.

Luciano Gariboldi e Rossana Mondovi, infilano Pupo e Spazzali tra i giustificazionisti (Nel nome di Norma, 2011, Solfanelli).