Effetto coronavirus. Dall’Italia s’è desta all’Italia s’è blindata, eccoci in guerra.

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di Patrizio Paolinelli, jobsnews.it, 12 marzo 2020.

Tutti parlano del coronavirus. Il tema divide e preoccupa, spaventa e disturba. Divide coloro che rispettano i decreti governativi dagli scettici che li criticano. Preoccupa i genitori, soprattutto quelli con figli piccoli a carico. Spaventa i più fragili, ossia i malati e gli anziani. Disturba quei giovani che vedono limitate le occasioni per esibirsi, sballarsi, consumarsi in telecomandati riti collettivi.

In mezzo a questa tempesta emozionale il coronavirus ha dimostrato: a) le istituzioni italiane sono scoordinate e litigiose; b) la nostra società è ormai del tutto incapace di autorganizzazione. Entrambi i fattori suggeriscono che dalla società di massa siamo definitivamente passati alla società del gregge. Gli italiani: individualisti impenitenti, narcisisti patologici, mostri di egoismo ma alla fine tutti pecorelle che han bisogno di un pastore. Il premier Giuseppe Conte è il nostro pastore. Ci basta davvero poco. O forse è tanto, dato il livello di eterodirezione a cui è giunto un popolo culturalmente piccolo-borghese dove ognuno pensa ai fatti propri e a fregare il prossimo.
Dall’Italia s’è desta all’Italia s’è blindata eccoci in guerra. Una guerra mondiale e postmoderna. Una post-guerra? Chi lo sa? Di certo sappiamo che non vediamo: il nemico è invisibile. Invisibile e dappertutto. Miete poche vittime, ma scombina la vita quotidiana. Occorre riorganizzarla da cima a fondo se si vuole evitare il contagio. La scuola? A distanza. Il lavoro? A distanza. I contatti umani? A distanza. I divertimenti? A distanza. Chi si avvicina rischia. Stammi lontano almeno un metro, please. Un metro e mezzo è meglio, ariplease. Problema: come riconquistare il terreno perduto? Ma si sa già che lo riconquisteremo. La vittoria è certa. Guarda la Cina: Xi Jinping visita Wuhan, si torna alla normalità. E quando anche da noi il giorno della vittoria arriverà festa grande sarà: i giovani torneranno a spendere i soldi dei genitori in ripetitivi apericena e alienanti movide.

Al momento però la baracca dell’intrattenimento chiude i battenti: niente più cinema, teatro, pub ecc. ecc. All’Olimpico non sentiremo i romanisti cantare in coro “Un solo grido ci dà fiducia. Milano brucia, Milano brucia”. Che nostalgia. Che shock. Shock sociale. Shock salutare? In fondo, a furia di spassarcela non ci stavamo un po’ annoiando? D’altra parte non può essere domenica per sempre. È tornato lunedì. Un lunedì sconosciuto, straniero. Così straniero da non avere un volto. Neppure si può essere razzisti col coronavirus. Bell’affare… Per di più quest’alieno non è arrivato per restare. Prima o poi se ne andrà. Tutto tornerà come prima? Improbabile. Intanto hanno chiuso anche i bar e bisogna far passare la giornata senza uscire di casa. Overdose di social o si riuscirà a inventare una vita quotidiana meno infernale dell’attuale? E se il coronavirus ci guarisse dal nichilismo in cui è precipitata l’esistenza di ognuno di noi?

Il lato positivo della guerra è che aguzza l’ingegno. Quando gli eserciti si combattono la scienza e la tecnica progrediscono. Già oggi il coronavirus sta dando un formidabile impulso alla telematica. Perché non dovremmo continuare domani, almeno in via preventiva contro un eventuale COVID-20? In fondo continueremmo a fare quel che già stiamo facendo: i polli da allevamento. Col vantaggio della libera uscita. Sennò la coca come la compri? Mica te la porta a casa il corriere. Però, adesso che ci penso, perché no? Se si è lavato bene le mani…

Il lato negativo della guerra è che a rimetterci saranno le classi più deboli: dalla piccola borghesia in giù. Per loro speriamo ci sia spazio in sala rianimazione. Speriamo. Qualche colpo di tosse preoccuperà la media borghesia. Il tampone! Il mio studio legale per un tampone! Eccolo. Tamponiamo, vediamo, analizziamo… Tutto a posto, pericolo scampato. La medio-alta borghesia continuerà a navigare in acque tranquille. Destinazione: Porto Cervo. Leggero mal di gola per essere stati troppo a poppa a rimirar le stelle. Un’occasione per riderci sopra al prossimo party. Per l’élite invece il coronavirus è una grande tentazione. Tipo Eva con la mela. La tentazione di accaparrarsi miliardi di denaro pubblico per salvare i posti di lavoro, che poi non verranno salvati. La tentazione di ridurre ulteriormente i diritti dei dipendenti, che alla fine verranno cancellati. La tentazione di abbassare salari e stipendi, che poi non torneranno a crescere. Eva non resistette al serpente. L’élite dominante resisterà al coronavirus?

Ma c’è un potere che alla tentazione non ha resistito: la stampa, in particolare quella mainstream. Ossia i giornaloni, i Tg, i Gr. Sempre meno utile e sempre più dannosa la stampa ha compreso da subito che il coronavirus era un’occasione d’oro per azzannare il corpo ferito della società immobilizzandolo nell’angoscia. L’importante era ed è non mollarlo per un solo istante. E così hanno fatto e così continueranno a fare sciorinando minuto per minuto la contabilità degli infettati, dei morti, dei guariti e delle mascherine, mandando in giro inviati pronti all’esagerazione e quando è il caso raccontando balle. Drammatizzare è l’implicita parola d’ordine di ogni redazione. Come si fa? Semplice: esiste solo il coronavirus. E così da settimane il sistema dell’informazione non parla d’altro. Ma niente panico raccomanda di tanto in tanto. Sapendo perfettamente di alimentarlo ogni giorno. Direttori, grandi firme, editorialisti, commentatori e sexy-giornaliste stanno mandando un messaggio forte e chiaro ai loro padroni: vedete? non potete fare a meno di noi, perché siamo noi che determiniamo l’umore della nazione, noi decidiamo il tasso di ansia collettiva, noi iniettiamo le giuste dosi di veleno nell’opinione pubblica. Avremmo potuto aiutare la società italiana a organizzarsi, a compattarsi, a superare la paura. Invece no, con mille astuzie retoriche spaventiamo il pubblico, ma se vogliamo lo possiamo rassicurare per poi spaventarlo di nuovo. Vi faremo tanto comodo quando la recessione sarà conclamata e i vampiri di Bruxelles chiederanno ancora più sangue.