Dieci domande sul Tasso.

Torquato Tasso
Torquato Tasso
  • Tappe fondamentali della biografia di Tasso.

Nasce l’undici marzo del 1544 a Sorrento. Figlio di Bernardo, poeta e letterato di Venezia e di Porzia de’ Rossi. Dal 1532 il padre è segretario del principe Ferrante di Sanseverino, Salerno.

Tra il 1545 e il 1551 il padre segue in esilio il principe. La madre si trasferisce a Salerno prima e a Napoli poi, dove Torquato frequenta le scuole dei Gesuiti.

Nel 1554 raggiunge il padre a Roma.

Nel 1556 muore la madre in circostanze misteriose, si pensa uccisa dai fratelli per questioni di eredità.

Nel 1559 si trasferisce a Venezia col padre. Tra il 1560 e il 1564 studia alle università di Padova e Bologna e nel 1562 stampa il Rinaldo (poema in ottave che narra in 12 canti la giovinezza del paladino della tradizione carolingia e le sue imprese di armi e amori).

Nel 1565 si trasferisce a Ferrara dal cardinale Luigi d’Este. A Ferrara lavora alla Gerusalemme Liberata .

Nel 1569 muore il padre.

Nel 1572 passa al servizio del duca Alfonso II°.

Nel 1573 compone l’Aminta (favola pastorale, con un prologo, 5 atti, un coro ad ogni fine atto).

Nel 1575 legge la Gerusalemme Liberata al duca e alla sorella Lucrezia.

Nel 1576 è nominato storiografo di corte.

Nel 1577 sottopone il poema al tribunale dell’Inquisizione che lo assolve. Deluso da ciò, comincia a dare segni di squilibrio e si ritira nel convento di San Francesco da cui poi fugge.

Tra il 1577 e il 1579 peregrina in diverse città finché torna a Ferrara.

Tra il 1579 e il 1586 viene recluso nell’ospedale di Sant’Anna.

Nel 1581 esce la prima edizione non autorizzata del suo capolavoro col titolo Goffredo a cui segue quella col titolo, non voluto dal Tasso, di Gerusalemme Liberata. Uscito dall’ospedale, per intercessione dei Gonzaga, si reca dagli stessi a Mantova.

Tra il 1587 e il 1592 si sposta in varie città (Mantova, Firenze, Napoli e Roma dove  Clemente VIII° lo nomina poeta di corte).

Pubblica a Roma nel 1593 la Gerusalemme Conquistata.

Muore il 25 aprile del 1595 a Roma.

  • Quali furono gli elementi biografici che influirono sullo squilibrio psichico di Tasso?

Gli elementi biografici che influirono sullo squilibrio mentale del Tasso furono la morte della madre e il suo rapporto tormentato con la religione.

  • Rapporto tra Tasso e Controriforma.

Tasso è letterato della Controriforma ed è proprio col suo capolavoro che cerca di realizzare in lettere ciò che la Chiesa impone spiritualmente, ma anche politicamente. Il suo intento è quello di istruire il buon cattolico e portarlo sulla retta via.

  • Periodo di Sant’Anna.

Durante la reclusione a Sant’Anna Tasso scrive numerose lettere sia per il bisogno di contatti con la realtà esterna , sia per la ricerca di appoggi per ottenere la liberazione. In questo periodo si alternano momenti di equilibrio e momenti di crisi. L’uscita del poema, in quegli anni (1581), è causa di tormento non avendone autorizzata né la pubblicazione, né deciso il titolo.

  • Tasso nelle sue opere rispetta le unità aristoteliche. Quali sono?

Le unità aristoteliche sono 3: luogo, tempo e azione. Quindi: 1) il dramma deve svolgersi in un luogo unico nel quale i personaggi agiscono e raccontano le vicende vissute. Le azioni, nella tragedia greca, spesso non vengono viste, ma solo raccontate sulla scena. 2) l’azione deve svolgersi in un’unica giornata dall’alba al tramonto o in un periodo storico realmente esistito. 3) ci deve essere un’unica azione con l’esclusione di trame secondarie.

  • Sintesi e struttura dell’Aminta.

L’Aminta è una favola pastorale con un prologo prima di ogni atto, 5 atti e un coro ad ogni fine atto secondo il modello della tragedia greca. Il pastore Aminta s’innamora di Silvia, ninfa mortale, ma non viene ricambiato. L’amica di Silvia, Dafne, gli suggerisce di andare alla fonte dove di solito si bagna Silvia. Un Satiro aggredisce Silvia presso la fonte, con l’intento di violentarla, ma interviene Aminta che la salva. Silvia, ingrata, scappa senza ringraziarlo. Aminta trova un velo appartenente a Silvia sporco di sangue e pensa sia stata sbranata dai lupi. Credendo che l’amata sia morta tenta il suicidio gettandosi da una rupe. Silvia, che è ancora viva, ricevuta la notizia del suicidio di Aminta e resosi conto di amarlo corre presso il corpo del pastore piangendo disperata. Aminta è ancora vivo poiché un cespuglio ha attutito la sua caduta. Si risveglia, così i due possono coronare il proprio amore.

  • Trama e struttura del capolavoro.

La trama ruota attorno allo storico condottiero Goffredo di Buglione che, al sesto anno della Prima Crociata a capo dell’esercito aspetta la fine dell’inverno in Libano. Gli appare l’Arcangelo Gabriele che lo invita ad assumere il comando dell’esercito e a portare l’attacco finale contro Gerusalemme.

I cristiani eleggono Goffredo loro capo supremo e marciano verso la Città Santa. Ai primi scontri tra i cristiani si distinguono Rinaldo e Tancredi, tra i musulmani Clorinda e Argante. La principessa Erminia, dalle mura della città, comunica al re della città Aladino i guerrieri cristiani più forti. Argante sfida i cristiani ad un duello che risolva le sorti della guerra, ed il prescelto è Tancredi. Il duello viene sospeso per il sopraggiungere della notte.

Intervengono i diavoli che decidono di aiutare i musulmani a vincere la guerra. Armida usa la seduzione per condurre e imprigionare i guerrieri cristiani in un castello. Rinaldo è costretto a lasciare il campo cristiano in seguito ad una delle contese sorte. Erminia, innamorata di Tancredi, indossa le armi di Clorinda(di cui Tancredi è innamorato) per fuggire dalla città e andare al campo cristiano per curare le ferite dell’amato. Viene avvistata al chiaro di luna, fugge e si rifugia tra i pastori. Tancredi, credendola Clorinda, la insegue, ma viene catturato da Armida nel castello con gli altri crociati.

Arriva il giorno del duello. Essendo scomparso Tancredi, lo sostituisce Raimondo di Tolosa aiutato da un angelo. I diavoli aiutano il musulmano e il duello si trasforma in battaglia generale. Al campo cristiano arriva Carlo il quale dice che il re svedese Sveno che doveva aiutare i crociati, è stato ucciso dal sultano turco Solimano. Si diffonde la notizia del ritrovamento del cadavere di Rinaldo e Argillano accusa Goffredo di averlo fatto uccidere. Goffredo con la propria autorevolezza e l’aiuto divino riesce a neutralizzare i disordini sorti nel campo. Solimano allora attacca il campo cristiano con l’aiuto di Argante e Clorinda. Le sorti della battaglia si rovesciano con l’arrivo dei crociati prigionieri di Armida, liberati da Rinaldo ritenuto morto per errore a causa di un inganno dei musulmani.

Goffredo ordina ai suoi di costruire una torre per assaltare Gerusalemme, ma di notte Argante e Clorinda di cui Tancredi è innamorato, incendiano la torre. Clorinda non riesce ad entrare nelle mura e viene uccisa in duello proprio da Tancredi che non l’ha riconosciuta perché coperta dalla corazza da combattimento. Tancredi è disperato per aver ucciso l’amata e solo l’apparizione di quest’ultima in sogno lo salva dal suicidio.

Il mago Ismeno poi lancia un incantesimo sul bosco di modo che i crociati non possano ricostruire la torre lignea. Rinaldo è l’unico che può spezzare l’incantesimo; egli però è prigioniero della maga Armida che lo trattiene presso di sé con le sue arti magiche e femminili. Goffredo invia due guerrieri a cercare Rinaldo che, alla fine viene trovato e liberato. Rinaldo, pentito di esser stato succube di Armida trascurando il suo dovere di guerriero e di cristiano, vince gli incantesimi del bosco e permette ai crociati di assalire e conquistare Gerusalemme. Il poema si conclude con Goffredo che pianta il vessillo cristiano all’interno delle mura della Città Santa.

  • Differenza di struttura tra il poema di Ariosto e quello di Tasso.

Ariosto scrive l’Orlando Furioso per divertire ed il poema è di tipo epico cavalleresco. Il Tasso, invece, scrive la Gerusalemme Liberata per istruire e la forma è didascalica ed eroica. In Ariosto abbiamo: una forma aperta; un’avventura individuale (Orlando); una pluralità dell’agire umano; la varietà della sorte.

In Tasso abbiamo: una forma chiusa; un’avventura collettiva (il fine comune); la riaffermazione di valori e verità con cui mettere ordine al caos del mondo.

Nell’Orlando Furioso la tecnica di narrazione è quella dell’ottava circolare e della scrittura a schidionata: ogni ottava racchiude in sé un argomento e lo esaurisce, tanto che si può estrapolarne una qualsiasi, analizzarla, comprenderla.

Nella Gerusalemme Liberata la tecnica narrativa si serve di ottave tutte concatenate che non sono universi a sé, ma fanno parte di un tutto e riconducono costantemente alla totale unità dell’opera.

Ariosto considera il suo lavoro come un mezzo di sostentamento per la famiglia, di cui se potesse farebbe a meno.

Tasso è molto legato alla casata estense e soffre all’idea di dover uscire dagli ambienti della corte. Ama vivere isolato.

Ariosto è consapevole della realtà del suo tempo: la sua disillusione di uomo rinascimentale si rispecchia in tutte le sue opere ed utilizza i suoi personaggi per delineare la figura dinamica e disillusa dell’uomo rinascimentale: i suoi eroi non sono perfetti e spesso commettono errori.

Tasso invece teme la sua realtà, è profondamente religioso e teme la corruzione del mondo. È un intellettuale controriformista  perfetto che fa trasparire sempre da ciò che scrive i dettami della Chiesa. Con i suoi personaggi afferma, ispirandosi all’epica antica, i valori profondi della fede cattolica. Alcuni personaggi come Goffredo di Buglione sono statici e stereotipati, altri più dinamici.

L’Orlando Furioso narra della sconfitta dei Mori da parte di Carlo Magno, dell’amore di Orlando per Angelica e della fondazione della casata estense. La materia di cui narra si divide in 3 filoni: storico, amoroso ed encomiastico. Questa pluralità testimonia la confusione storico-politica del ‘500. La Gerusalemme Liberata racconta della prima crociata condotta da Goffredo di Buglione per liberare il Santo Sepolcro e dell’amore di Tancredi per Clorinda. La materia narrata è unita e compatta, tutto si riconduce ad un filone e ad una figura, quella di Buglione, simbolo della cristianità. L’opera richiama la Reductio ad Unum medievale.

Nell’Orlando Furioso numerosissimi sono gli episodi secondari che possono distrarre dall’episodio centrale  ed hanno un loro svolgimento specifico. I personaggi incontrano spesso bivi e foreste sconosciute in cui si perdono. Carlo Magno è marginale, interviene direttamente solo una volta. Mori e cristiani sono nemici sul campo di battaglia, ma al di fuori di esso possono aiutarsi e allearsi non sospettando l’uno dell’altra.

Nella Gerusalemme Liberata gli episodi secondari sono sporadici e ricondotti subito alla trama principale. I personaggi vengono portati nella giusta direzione dalla figura statica di Goffredo di Buglione che è il perno di tutta l’opera. È la personificazione della virtù, colui che mantiene uniti e forti i cavalieri. Il codice d’onore è rispettato solo dai cavalieri cristiani, in modo da mettere in risalto la virtù propria della cristianità. Clorinda è il personaggio che fa eccezione.

La maraviglia in Ariosto, ripresa dal ciclo bretone è pienamente utilizzata. L’elemento magico è sempre presente sia tra i cristiani che tra i musulmani. Il filone encomiastico è quello del matrimonio tra Ruggiero e Bradamante fondatori della casa D’Este.

In Tasso la maraviglia è utilizzata solo poche volte e sempre attribuita ai mori in senso negativo in quanto magia nera che confonde le menti dei paladini cristiani e dei lettori. Tasso dice apertamente di voler dedicare al Signore D’Este l’opera, ma senza esaltarlo poiché il suo fine è un altro.

Orlando è innamorato di Angelica, bellissima, ma infida e arrivista. Per inseguirla dimentica la sua missione di cavaliere. Diventa passo per amore, primo caso in letteratura. Si riprende grazie ad Astolfo che va a riprenderlo sulla luna a cavallo dell’ippogrifo e lo trova in mezzo ad una marea di ampolle. Tancredi è il delfino di Goffredo di Buglione che si innamora di Clorinda, bella condottiera musulmana. Il motivo che lo ha portato in Palestina è sempre chiaro nella sua testa che, tuttavia, perde per la sua donna. Per questo non vincerà l’incantesimo della foresta. Si accorge dell’errore, si redime, torna sulla retta via. È il peccatore pentito.

Orlando rappresenta la debolezza dell’uomo moderno con i suoi errori e ripensamenti, mille nature e sfaccettature.

Tancredi è forte e di fede salda, è un peccatore che ritorna a Dio, sintesi dell’epica cristiana. È l’unione della molteplicità in un solo mondo, dove tutto si riconduce all’unità di Dio.

  • L’intento del poema di Ariosto è ben diverso da quello di Tasso.

L’intento del poema di Ariosto è quello di divertire mentre quello del Tasso è quello di istruire il buon cristiano secondo le regole del cattolicesimo. Tasso è intellettuale della Controriforma e si comporta di conseguenza.

  • Perché è importante ricordare la Battaglia di Lepanto?

La Battaglia di Lepanto fu di basilare importanza perché, con la sconfitta dei Turchi, segnò la fine delle loro pretese egemoniche nel Mediterraneo e sul piano dell’immaginario, la vittoria delle forze cristiane su quelle degli “infedeli” musulmani.

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