Covid e crisi della (co)scienza.

Covid-19
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Il primo aspetto che vorrei commentare è quello uscito all’attenzione di tutti gli italiani e che coinvolge l’Agenzia delle Entrate. l’Agenzia delle Entrate è in grado di colpire coloro che non possiedono il Green Pass e di multarli, ma da tempo immemore, nonostante le varie innovazioni tecnologiche succedutesi, non riesce a venire a capo dell’evasione fiscale. Ecco, dunque, il pericolo paventato da molti l’estate scorsa, cioè quello di un uso che, da quello falsamente sanitario, poiché il vaccino non immunizza e il Green Pass ancora meno, poi sarebbe debordato a un più ampio controllo dei comportamenti dei cittadini. La realtà supera puntualmente la fantasia. Questo è un aspetto veramente deleterio della gestione di questa pandemia che mi limito a definire come ingigantita ad arte. E siamo solo all’inizio di una serie di altre misure miranti allo scardinamento totale di ogni garanzia, costituzionale o non costituzionale, per i cittadini. Con buona pace dei sostenitori, ciechi e fanatici, di ogni misura del governo. Invece di tranquillizzare, aiutare, prendersi delle responsabilità chiare in quanto Stato, alleggerire le problematiche di una cittadinanza stanca e in crisi economica e sociale, anche regolando (invece di finanziare profumatamente!) i mass media in chiave non terroristica, si incrementano ad libitum (per non dire ad cazzum) il terrorismo mediatico e le misure a (s)carico della collettività! Proprio un bel lavoro, proprio un bel servizio ad Agamben, Cacciari e compagnia, che in parte avevano previsto tutto ciò. Il governo, però, tira dritto (ogni riferimento al Mascellone è puramente casuale). È da inizio pandemia che leggo volentieri Agamben e Cacciari, pur se non concordo con ogni singola loro parola, ritrovandomi mio malgrado e malgrado mi sforzi di considerare le ragioni degli scriteriati sostenitori del governo, a osservare: “In effetti sta andando come dicono loro!”. Da notare che molti dei media, anche di sinistra, in nome di un benaltrismo autoassolutorio stanno attaccando i dubbiosi e in particolare Agamben e Cacciari: questo articolo di The Vision ne è la triste rappresentazione, con giri di parole e senza argomentazioni.

Secondo aspetto: la manomissione della legalità e della Costituzione. Quando finisce l’emergenza, cioè con quali valori, con quali dati, il governo presente o prossimo, decreterà la fine dello stato di emergenza? Sappiamo che si può interpretare la sussistenza dello stato emergenziale nella sua reiterazione semestrale per un massimo di quattro volte. Su questo punto non voglio qui approfondire, ma ci sono dei dubbi sollevati da costituzionalisti quasi due anni fa. Facciamo finta che i dubbi non ci siano. Quindi a marzo lo stato di emergenza non è più reiterabile. Oppure scopriremo, come già alcuni avevano sollevato (avevo già postato in tal senso qualche mese fa), che l’emergenza non è stata promulgata perché “lo permette la Costituzione”, ma perché lo permette il Codice della Protezione Civile? Cambierebbe tutto, la verità uscirebbe. Direi, finalmente uscirebbe, ma i media la obnubilerebbero come al solito.

Terzo aspetto: il fallimento della campagna vaccinale. Il vaccino non rende immuni anche se i soliti media finanziati dal governo e tutti allineati alla vulgata costruita da quest’ultimo fanno molta confusione e spesso sostengono proprio questo. Quindi, quante dosi dovremo farci inoculare per poter stare tranquilli? Anche qui il governo non si prende alcuna responsabilità in tal senso. delle due l’una: o la scienza è in alto mare oppure rimangono nel vago per fare come gli conviene. Scegliete voi. Ma perché si continua a non dibattere seriamente non solo sull’efficacia, ma anche sugli effetti procurati dai vaccini inoculati a così breve distanza l’uno dall’altro? Perché questo dibattito è stato espunto dalla politica? La campagna vaccinale in realtà è fallita e il governo non vuole ammetterlo, se i numeri che ci vengono propinati da testate TV, giornalistiche o Internet sono veri.

Quarto aspetto: la manipolazione dei dati. Un dato è materia inerte e neutra finché non viene elaborato e assume la caratteristica dell’informazione. Ma è il criterio dell’elaborazione, la scelta della griglia interpretativa a fare la differenza e a dare una direzione e un contenuto assiologico all’informazione. Qui, invece, la situazione è la seguente: dati sparati ad cazzum con differenze significative tra una testata mediatica e l’altra; criteri mai enunciati e anche quando lo fossero (nello 0,001% dello spazio dedicato a terrorizzare con ondate e varianti), senza scientificità alcuna. Quello sottostate è un screenshot in data odierna 9 gennaio 2022 ore 15.25, della situazione, da Google. Da notare la scritta in alto in cui si ammette che i dati “potrebbero non essere sempre allineati”.

Qui sotto invece, sempre dallo stesso screenshot, la parte che riguarda il solo Veneto:

Tra il grafico soprastante e i dati riportati nel primo screenshot, riguardante sempre il Veneto, non c’è connessione. I numeri esorbitanti (i 749 mila e rotti casi del Veneto) non si dice a che cosa si riferiscono: a oggi, all’ultima settimana, all’ultimo mese o al totale di casi registrati da inizio pandemia? Perché dunque lasciare un dato (assieme ad altri, omogenei nella loro inaffidabilità) così fuorviante e, in definitiva, spaventoso alla portata di tutti, soprattutto di quel 50% di italiani analfabeti di ritorno? Forse perché fa paura?

Quinto aspetto: una ipotesi. I sospesi dal lavoro mi auguro non verranno licenziati. C’è sentore, nei corridoi di alcuni sindacati, e questa è l’unica cosa che non posso supportare con fonti, che quelli che non hanno il Green Pass non saranno alla fine licenziati, ma reintegrati nei posti di lavoro, fra qualche mese o anno, a fine emergenza, con ruoli diversi o demansionati. Se si verificasse, come mi auguro succeda, allora Agamben e Cacciari, ma soprattutto il primo, avrebbero avuto ragione in pieno nell’avvertire, ancora la scorsa estate, che gli zelanti vaccinati avrebbero scoperto sulla propria pelle le conseguenze dell’accettazione del Green Pass che non li avrebbe resi né più liberi né tantomeno più coscienziosi nei confronti della collettività. 

Sesto aspetto: la crisi economica. La crisi economica è conclamata a prescindere dalle dichiarazioni trionfalistiche di un Draghi che si fa forte di un rimbalzo tecnico del 6,5% quando da inizio pandemia abbiamo perso un 20% abbondante di PIL. I ristori, vecchi e nuovi, non sono e non saranno sufficienti a lenire una dolorosa situazione di arretramento economico e sociale. Le risposte a questa situazione non possono essere solo il terrorismo mediatico e il disciplinamento sociale senza contropartite.

Settimo aspetto: la crisi della scienza. Questo è un aspetto su cui mi riprometto di scrivere ancora, forse il più importante anche se all’ultimo posto in questa lista provvisoria di questioni da affrontare e a cui dare risposte. La scienza non è neutrale! C’è il problema della ricerca che è pagata dai governi e dai privati, inclusa Big Pharma e contro cui non si può, se non si è particolarmente coraggiosi, mettere in discussione la realtà dei fatti. Ciò che più importa è che in campo scientifico c’è stato un degrado nella ricerca a causa della sua mercificazione: il 70% delle scoperte non sono risultate replicabili secondo i criteri scientifici. La crisi del sapere scientifico ha anche a che fare con la tendenza ad usare grandi quantità di dati in algoritmi predittivi senza racchiuderli in una teoria scientifica. Cosa chiaramente fuorviante e insufficiente. L’affermarsi della tecnologia dell’informazione e dell’industria basata sulla comunicazione, sui segni e le immagini, hanno alterato non solo l’economia, ma anche la struttura del significato. Fonti sulla crisi della scienza: 1) Monya Baker, 1500 scientists lift the lid on reproducibility, Nature, 25 maggio 2016. 2) Challenges in irreproducubile research, Nature, 18 ottobre 2018. 3) Philip Mirowski, Science-Mart: Privatizing American Science, Harvard University Press: Cambridge MA 2011. 4) C.G. Begley & L.M. Ellis, Raise Standards for preclinical cancer research, Nature, 483, 2012, pp. 531-3. 5) C.G. Begley, Reproducibility: Six Red Flags for suspect work, Nature, 497, 2013, pp. 433-4. 6) Ben Goldacre, Foreword, Bad Pharma: How Medicine is broken and How We Can Fix It, Fourth Estate, London, 2013. 7) Daniele Fanelli, How Many Scientists Fabricate and Falsify research? A Sistematic Review and Meta-Analisys of Survey Data, PLOSone, 29 maggio 2009.

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