Chi era Christopher Hitchens?

Christopher Hitchens
Christopher Hitchens

Avevo già riportato, a suo tempo, le opinioni di Christopher Hitchens, giornalista britannico naturalizzato statunitense, morto il 15 dicembre scorso. Devo confessare che non mi è mai stato simpatico e vorrei spiegarvi il perché. Diventò famoso soprattutto per alcuni cliché che gli furono cuciti addosso. Primo: di avere rotto gli schemi. Non l’ha fatto! E’ invece stato un pensatore convenzionale e provinciale. Nel post di ieri, molti di voi l’avranno notato. Ebbe la reputazione di fiero difensore dell’universalismo mentre fu semplicemente  il difensore provinciale dell’impero (americano). Nei suoi discorsi potremmo ritrovare la sua difesa del diritto degli altri di essere in disaccordo con lui e allo stesso tempo negare questo diritto agli irakeni che, con una pistola puntata in faccia, avrebbero dovuto garantire la sua libertà di opinione. E’stato detto che possedesse un potente intelletto. Più che un intellettuale egli era uno che possedeva un intelletto e delle doti di scrittore ed oratore ma, al tempo stesso aveva delle notorie difficoltà a maneggiare concetti complessi a cui ovviava attraverso l’emozionalità. Era un critico letterario sensibile secondo un’inclinazione viscerale. Manifestava ammirazione per la Thatcher, compresa la vicenda della Guerra delle Falklands ed aveva uno spirito bellicista.

Quando affrontava la teoria letteraria, si impappinava. Anche il suo ateismo non era molto intelligente, dichiarando la non-necessità della religione e l’assenza di necessità intellettiva nella scelta di seguire una religione, insomma una visione semplicistica (e piagnucolosa) del tipo “Dio ci ha creati e poi abbandonati qui per millenni a soffrire”. Per non parlare poi del suo volgare anti-islamismo e dei suoi atteggiamenti truculenti culminanti in una sorta di anti-teismo globale. Ciò che in lui scarseggiava di conoscenza teorica, si rifaceva a livello empirico. Scrisse, tuttavia, dei saggi interessanti in cui espresse una (blanda) critica di stampo umanista e liberal all’impero. Il suo libro su Thomas Paine Rights of Man sembra il risultato di un plagio, zeppo di errori e stereotipi. La sua reputazione di polemista sembra tuttavia un azzardo, visto che nei dibattiti in cui era presente, parlava di caratteristiche personali e soggetti ma mai delle strutture politiche o economiche coinvolte.

Un ultimo cliché lo voleva come un arguto quanto cattivo ragazzo. Poteva anche essere arguto ma sapeva benissimo essere pedante, villano e grossolano. Se sorvoliamo sulle sue battute di cattivo gusto intorno all’abuso di minori (“no child’s behind left”) e la proposta della sedia elettrica filosofica per Louis Althusser, possiamo considerarlo come uno votato ad uno stile di vita mollemente edonistico.

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