Che cosa vogliono gli Editori?

Editore antico
Editore antico

Per esperienza vogliono dei lecchini, degli autori ricattabili, che se ne stiano educatamente al largo, cioè “al loro posto”, finché  non siano interpellati. Poi, che rispondano sempre e comunque con deferenza, perché devono essere rispettosi verso il padrone che gli allunga il pane che loro hanno provveduto ad elemosinare come fossero dei cani randagi. Gli Editori (mi sforzo a scriverli con l’iniziale maiuscola) spesso e volentieri non sanno nulla dei lavori che gli vengono proposti, per cui si avvalgono di consulenti, specialisti, professori che non solo siano disposti a fare il lavoro sporco, ma diventino, colpevolmente, i responsabili della linea editoriale della Casa Editrice. Spesso, questi soggetti sono fottutamente spocchiosi e supponenti, al limite dello schiaffeggiamento.

Le righe precedenti sono il riassunto sia di esperienze personali che di colloqui avuti con amici e conoscenti che hanno frequentato, incrociato editori più o meno grandi o persone che, in quelle case editrici, ci lavoravano. La simpatia che sprizza la categoria degli editori è evidente ed essi, sicuramente, non se ne curano più di tanto, come chiunque eserciti un (piccolo in questo caso) potere. Tuttavia, sarebbe bene sapere un paio di cose, giusto per sfatare certi miti. Premetto che ciò che segue è una mia personale opinione. Credo che una persona decida di fare l’editore per inclinazione culturale, talvolta per impegno civile, molto spesso per narcisismo. Si, proprio per quello, visto che solo una ristretta minoranza di editori (quelli più grandi) possono vantare conti economici profittevoli magari grazie a corpose evasioni fiscali.

Insieme al profitto, quella ristretta minoranza di operatori del settore, può anche orientare l’opinione pubblica, attraverso la pubblicazione o meno di libri e giornali sia cartacei che online. Che cosa vogliono, dunque, gli editori mainstream? Dei prodotti editoriali da trasformare in merci vendibili. Gli editori minori, tuttavia, a prescindere dalle loro posizioni ideali di partenza, non possono fingere che i grossi battistrada non esistano e, in qualche maniera, con quelli misurarsi e tentare di competere. E qui entriamo nel vasto campo dei compromessi….

2 Comments on "Che cosa vogliono gli Editori?"

  1. Sergio, hai illustrato in breve ma perfettamente la realtà del panorama editoriale italiano, e mi trovi in completo accordo con quanto hai scritto, soprattutto su come ormai, per certi editori (e minuscola) il libro sia stato trasformato in mera merce da vendere come fosse un articolo da hard discount, con buona pace del vero valore letterario di un’opera – e della letteratura tutta, a ben vedere.

Leave a comment

Your email address will not be published.


*