Carsismo letterario.

Leonardo Da VinciLeonardo Da Vinci

Albert Einstein sosteneva che il genio, per essere tale, o meglio, per essere creduto tale, non dovesse mai rivelare le proprie fonti. Ciò è vero, soprattutto per coloro i quali di geniale hanno così tanto da adattarsi a vivere continuando a ripetere storie e storielle di cui non conoscono altro che le altrui esegesi.

Pensate a tutti coloro che, nella letteratura di opposizione o antagonista, hanno utilizzato concezioni ed esperimenti di Georges Bataille, senza mai riconoscerne la paternità. Prima dell’impegno di alcuni di togliere Tolkien ai fascisti, Bataille si batteva, assieme ad altri, per togliere Nietsche a quella stessa parte politica. Un’operazione, ammettiamolo, coraggiosa e pericolosissima, in un’epoca in cui il fascismo non era quello degli epigoni di oggi.

Forse nella storia, come nella filosofia o nelle lettere, tutto si ripete, tutto cambia per ritornare allo stato di iniziale identità. L’eterno ritorno non è un concetto nuovo, ma un motore essenziale della storia umana. Il ciclo, come sostenevano i greci, è il disegno che in filosofia va per la maggiore, la rende più veritiera e comprensibile alle masse.

Il romanzo storico, rivestito di significati epici, è tornato di modo un pò di anni fa. Come saprete di sicuro, voi che di critica letteraria ve ne intendete, questo modo di scrivere che taluni definiscono moda, è stato generato e a sua volta ha generato una serie di commentari e raccolte di scritti teorici tali da giustificare, in sé e per sé, la nascita del genere letterario. Tuttavia, anche in questo campo, quello del romanzo storico epicamente direzionato, i precedenti utilizzati secondo la massima di Einstein ce ne sono. Citiamone uno: Gore Vidal, il grande scrittore e polemista americano.

In particolare, più che dal suo romanzo Creazione, da cui comunque si sono tratte idee, percorsi e viottoli letterari, direi che si è tratta ispirazione da Giuliano, il poderoso affresco sulla vita e sulle vicissitudini politico-militari dell’imperatore apostata, l’ultimo dei pagani. Da notare che, da nessuna parte, si è fatto outing. Anzi è probabile che la ritrosia a confessare gli scippi testuali e le idee generali del nostro grande, siano da attribuire all’impellente necessità di addivenire ad una trattativa con la propria coscienza in modo da liberarla da questi ed altri ingombranti fardelli.

La trattativa è ancora in essere e, statene certi, arriverà alla sua conclusione quando si spiegherà la voluta emarginazione di un Pino Cacucci, scrittore con cui si parlava di epica molto prima che se ne cominciasse a scrivere.

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