Carlo Magno e i rapporti politici ed economici medioevali.

Louis-Félix_Amiel_-_Charlemagne_empereur_d'Occident_(742-814)Louis-Félix_Amiel_-_Charlemagne_empereur_d'Occident_(742-814)

Carlo Magno o Carlo il Grande fa parte di una dinastia che si afferma sul popolo dei Franchi, popolo di derivazione germanica, che si insedia nel centro-nord della Francia. Carlo Magno si afferma, nell’800, come imperatore del Sacro Romano Impero. Parlare di Sacro Romano Impero è qualcosa di illuminante, a suo modo, nel senso che si parla di Romano Impero, ma anche di Sacro. E la sacralità c’entra poco con il Romano Impero. Nel 380 Teodosio sancisce che la religione cristiana è quella ufficiale dell’Impero. Già Costantino I° nel Concilio di Nicea del 325 aveva cercato di affrontare le dispute con l’arianesimo che tuttavia non si spengono immediatamente. La religione cristiana quindi diventa un culto praticabile alla luce del sole. La fede cristiana allora diventa fede legittima che può convivere con le altre fedi che non sono cristiane. Detto in maniera molto rozza, i cristiani non sono tolleranti. Fanno opera di proselitismo e negano che l’imperatore abbia un carattere divino, come invece credevano i romani, caratterizzandosi in maniera settaria, aggressiva e intollerante e creando frizioni nell’ambito in cui si esprime. L’intransigenza cristiana è in controtendenza con la totale tolleranza religiosa romana nei confronti di tutte le religioni dell’impero. La legittimità e tolleranza religiosa sono il centro della cultura romana, insieme alle forti – seppur diversificate – autonomie locali con i popoli soggiogati. A Roma era più o meno che i popoli dell’Impero pagassero le tasse e dessero un contributo per l’esercito. Il settarismo cristiano che denuncia gli “dei falsi e bugiardi” e nega gli altri culti divini, che non presta fede all’imperatore come figura di riferimento. C’è poi anche la storia delle persecuzioni cristiane dove i cristiani sono usati come facile capro espiatorio, ad esempio con Diocleziano che – tuttavia – resta un grande imperatore, politico lungimirante, ma castigamatti per ciò che riguarda il mondo cristiano.

Ritorniamo ora al Concilio di Nicea (325) e notiamo che è l’imperatore a convocare e guidare il Concilio, è lui ad essere il capo della Chiesa.

Tornando a Carlo Magno, quando egli crea il Sacro Romano Impero, si pone il problema di rifondare l’Impero Romano, di ridare stabilità politica all’Europa occidentale, facendosi in qualche modo erede dell’Impero Romano che si è dissolto. Conferisce, tuttavia, all’Impero un valore ideologico ben preciso: il mondo cristiano. Cioè l’imperatore è la spada di Dio e l’alleanza tra trono e altare è totale. È il Papa che conferisce il titolo di imperatore a Carlo che diventa imperatore del Sacro Romano Impero. Diventa il bellatores, il guerriero, accanto alla fede cristiana, agli horatores, e ai laboratores, ai servi della gleba e a coloro che sono impegnati nel sistema economico medioevale. Un Sacro Romano Impero che ha la volontà di restaurare l’impero romano attraverso il veicolo della fede cristiana, ma che è totalmente diverso da ciò che fu l’impero romano. Imperium significa comando e imperatore è colui che comanda, guida il gregge, il popolo.

Vediamo ora più da vicino la questione dei poteri universalistici. Nell’età medioevale maturano 2 grandi poteri universalistici: quello dell’imperatore e quello del pontefice.

Quella del pontefice massimo era una carica della magistratura romana che la Chiesa poi acquisisce.

I 2 poteri universalistici non hanno un ruolo sempre lineare, ma tra i 2 nasceranno dei conflitti. Tuttavia, con Carlo Magno questa alleanza viene sancita nella notte di Natale dell’800 d.C..

Abbiamo così la mano spirituale e quella militare per il governo della società. Il titolo di re, differentemente, ha un’altra storia: è un titolo di origine barbarica, germanica. Il titolo di imperatore è un titolo superiore. Gli ultimi rappresentanti imperiali erano gli Asburgo che avevano questo titolo.

Nel contesto della proclamazione di Carlo Magno ad imperatore abbiamo una grande battaglia politica contro gli Ariani, seguaci di Ario, seguiti da molte popolazioni germaniche che si erano cristianizzate rinunciando al paganesimo, proprio attraverso la corrente Ariana. Ario negava la trinità, era monofisita, quindi la trinità era intangibile e non era suddivisa in 3 parti. I popoli germanici guardavano con simpatia a questa visione autocratica in cui si riconoscevano. La suddivisione trinitaria sfuggiva al loro orizzonte culturale. Essi effettivamente avevano aderito al cristianesimo credendo all’unità spirituale dello stesso.

I capetingi, diversamente, capiranno che, aderendo al mondo cattolico del Papato potranno opporsi efficacemente al mondo barbaro germanico e si fanno portatori della cultura e dei valori del mondo cattolico. Carlo riesce a sopraffare le altre popolazioni e ridurre le stesse alla fede cattolica. Si trattò, tuttavia, più di un gioco politico che di un convincimento teologale se solo pensiamo al fatto che Carlo Magno era analfabeta. Quindi nella dinamica delle invasioni barbariche e delle varie contrapposizioni ed integrazioni delle stesse rispetto alla realtà cristiana, ci sono dei particolari motivi di contrasto.

Di fatto i Franchi riescono, attraverso l’adesione alla causa cattolica, a sottomettere le popolazioni ariane. Tutto ciò col beneplacito del Papa. Allora, in tutta l’area mediterranea che guarda al mondo latino c’è il sostegno ai Franchi che si afermano in quanto sostenitori del cattolicesimo.

C’è poi tutto un ulteriore discorso riguardo le popolazioni gallo-germaniche e la loro integrazione con le popolazioni latine. I Franchi – ad esempio – si integrano molto di più con le popolazioni latine attraverso i matrimoni misti. C’è perciò una latinizzazione dei loro costumi.

All’opposto pensate ai Longobardi in Italia che hanno lasciato pochissimo, non si sono proprio integrati con le popolazioni locali. Le aristocrazie romana e longobarda hanno interagito poco fra di loro, non integrandosi, non sposandosi tra loro.

Diversamente, le popolazioni Franche si sono fortemente integrate con quelle latine, acquisendo i costumi latini, avvicinandosi all’area mediterranea. Si ha una predisposizione mentale ad acquisire le problematiche legate all’Impero Romano d’Occidente che è sostanzialmente in mano al Papa (che si autoelegge a quel tempo ad unico erede dell’impero) e qui inseriamo la falsa Donazione di Costantino (la Donazione di Costantino era il documento su cui per secoli la Chiesa di Roma aveva fondato la legittimazione del proprio potere temporale in Occidente).

Impero e Papato riescono a collimare e a formare un blocco di potere che sarà in grado di affermarsi anche sulle popolazioni germaniche. Il Sacro Romano Impero è il prodotto di una lotta intestina tra popolazioni germaniche e la sua struttura è, tuttavia, profondamente diversa da quella dell’Impero romano. C’è quindi la volontà di restaurare l’Impero romano, ma in verità ce ne vuole.

La parte politica di questo sistema è fondata sulla sua natura piramidale, feudale, del potere. Feudo viene da dono o meglio da prestito – dal latino medioevale feudum, a sua volta un prestito dal basso francone antico fehu ‘beni mobili, averi; possesso di bestiame’ – che indica un diritto concesso tramite un patto di fiducia da una persona più ricca e potente in cambio di un servizio fornito in modo continuativo. Il Signore dà una parte della terra al suo cavaliere, al suo sottoposto. Questa terra da cui trarre sostentamento esige in cambio fedeltà e fare la guerra.

Quindi il re o l’imperatore danno un feudo ai vassalli che a loro volta lo danno ai valvassori che a loro volta danno una parte di territorio ai valvassini. Si tratta di un sistema di potere piramidale, rigido e gerarchico.

I contadini in questo contesto, sono – generalmente – servi. I vassalli dovevano esercitare la giustizia; i capitolari (disposizioni) dell’imperatore devono, dai vassalli esser rese esecutivi. Il Signore (re, imperatore, vassallo….) non può esser tradito.

I conti (dal latino comes, comitis, compagno/i) erano quei Signori che governavano quei territori interni e centrali dell’impero; ai confini abbiamo le marche e i marchesi, che perciò detengono un titolo superiore; i duchi che governano popoli con profonde identità etniche.

Il sistema economico è altrettanto rigido: niente economia di mercato, il mercato ridotto a pochissimi scambi locali, la moneta quasi sparisce, regna il baratto. Alcune città spariscono, le altre si contraggono, la gente si sposta in campagna per alimentarsi meglio; è un’economia basata sull’autoconsumo. Parliamo allora della società curtense, perché la curtis è il modello di vita seguito a quella suddivisione della terra di cui si parlava, modello che includeva servizi per il Signore per il quale si produceva un surplus oltre l’autoconsumo, nonché il pagamento di tasse il servo della gleba non poteva spostarsi poiché era utile al suo padrone nella produzione, e non poteva disporre liberamente della propria vita dovendo, per esempio, chiedere l’autorizzazione per sposarsi. Nell’economia curtense, allora, abbiamo: la terra del Signore in cui i servi della gleba vi lavorano gratuitamente per il Signore stesso e fanno, delle terre, pure la manutenzione. Abbiamo anche i coloni, contadini semiliberi e i contadini liberi della proprietà allodiale.

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