Capitalismo buono, capitalismo cattivo, di Massimo Piermarini.

Il capitalismo della sorveglianza
Il capitalismo della sorveglianza

La new economy

La scomparsa della legge del valore non è più una misura adottata nel processo di transizione socialista. Il capitalismo infatti non distrugge più valore soltanto nelle crisi economiche e nelle guerre per rilanciare il processo di accumulazione. Punta a separare nettamente il valore dalla produzione delle merci, dunque in definitiva dal lavoro. Molte misure di politica economica, finanziaria, creditizia e monetaria vanno in questa direzione. L’introduzione dell’euro produsse un effetto d’urto. Una moneta forte in un sistema produttivo debole determinò distruzione di valore. Il sistema del credito gestito privatamente dalle banche con il supporto dello Stato ha creato per decenni la possibilità di aprire il mercato del denaro, dei prestiti, dei finanziamenti al consumo per implementare la dissociazione tra valore e produzione. Cittadini privi di reddito o con bassi redditi potevano accedere a somme di denaro e consumare prodotti prima a loro inaccessibili. Il capitalismo punta a non riconoscere più al lavoro il carattere di fonte del valore delle merci. La necessità di mantenere un esercito industriale all’opera e di stabilire relazioni sindacali con la classe lavoratrice è soltanto un palliativo per i teorici della new economy, che è centrata sulla finanziarizzazione dell’economia e sul consumo improduttivo.

Il capitalismo della new economy che pone al centro dell’economia il capitale finanziario è andato proprio in questa direzione. La legislazione che lo istituzionalizza rende possibile l’accesso alle merci anche a chi è sprovvisto di denaro. Il passaggio successivo sarà la creazione da parte dello Stato di un esercito di percettori di reddito senza contropartita in valore, senza richiesta di contribuire alla produzione di beni o servizi. Assistiamo alla nascita di una nuova figura: lo Stato assume insieme i ruoli di banca e cassa assistenziale.

A livello internazionale questo si pone in contrasto con gli stati che hanno una solida organizzazione industriale e un Pil in costante crescita (come la RPC) e che hanno anche bisogno di collocare le loro enormi quantità di merci sul mercato a condizioni minimamente vantaggiose per distribuire la ricchezza ed elevare il benessere della popolazione.

In Occidente la centralizzazione della distribuzione e dell’assistenza pubblica vanno di pari passo con la distruzione del piccolo commercio e la creazione di catene di mega-supermercati che  permette un controllo pressoché totale del mercato. Bisogna garantire una massa di consumatori dotati di reddito corrispondente a questa operazione. Dopo la fine del lavoro assistiamo dunque alla fine del valore. La società della fine del lavoro, del superamento del paradigma lavorista si è già realizzata in Occidente, in una forma in cui il dominio del capitale oltrepassa la sfera economica e si dispiega sempre di più a livello politico-sociale riproducendosi nelle vite delle persone.

In questo contesto la società civile e lo Stato si trasformano in “macchine” del capitale, mezzi della riproduzione di un’economia di assistenza e di sostegno al consumo che chiede in cambio non prestazioni lavorative o creazione di valore, ma accettazione della sorveglianza e del controllo sull’esistenza quotidiana. Tutti gli aspetti della vita materiale e spirituale del popolo vengono programmati in funzione della riduzione fino all’estinzione del lavoro.

Nella vita quotidiana il capitalismo, con i suoi rapporti sociali, si riproduce, sotto forma di capitalismo diretto, come economia del valore fittizio, in cui i movimenti finanziari e commerciali diventano processi chiave dell’economia, pilotati dagli stati e dagli enti internazionali. I ceti politici della vecchia sinistra e dei sindacati possono svolgere, in questo contesto, soltanto un ruolo secondario di mediatori, mantenendo l’equilibrio tra sussidi e redditi erogati e consenso politico al sistema. La natura oppressiva del capitalismo si accentua attraverso i sistemi di controllo e sorveglianza.

Capitalismo della sorveglianza

L’appropriazione, previa estorsione e la capitalizzazione dei dati informativi sulla vita di milioni di persone, è legata alla finanziarizzazione dell’economia, tratto dell’imperialismo presente. Il Google-capitalismo funziona come trasformazione dell’esperienza viva della gente in capitale morto, accumulato, che entra nei Big data elaborati nelle previsioni di marketing e nella profilazione dei comportamenti individuali e collettivi, ma soprattutto diventa un valore in sé. L’estorsione e l’elaborazione dei Big data creano surplus, quello che viene chiamato, con termine nuovo, behavioural surplus  che confluisce in quei ‘prodotti di previsione’ commerciali nei nuovi ‘mercati comportamentali a termine’”. La natura di vampiro del capitale è ormai palese, ma ora si applica alla vita in quanto tale, non soltanto all’attività lavorativa del soggetto vivente, ma ad ogni sua attività in quanto soggetto di esperienza.

Shoshana Zuboff, che ha teorizzato il capitalismo della sorveglianza, non utilizza le categorie marxiane nella sua analisi delle condizioni di servitù cui sono sottoposte le persone nella nuova forma del capitalismo. Ritiene anzi che il marxismo abbia i caratteri dell’utopismo e dell’inevitabilismo storico e che in qualche modo sia sullo stesso fronte degli ingegneri che vogliono imprimere il nuovo corso del capitalismo della sorveglianza.

Si tratta soltanto per la Zuboff di criticare l’impianto illiberale di un capitalismo che sorveglia non rispettando i diritti umani e le libertà dell’ordinamento democratico. La sua opposizione alla società strumentalizzata partono da questi principi:

“I princìpi sociali della terza modernità strumentalizzata rappresentano una netta cesura rispetto agli ideali liberali. La società strumentalizzata è un tunnel degli orrori tappezzato di specchi, nel quale tutte le cose che amavamo ci appaiono ribaltate e rovesciate. […] L’ideologia strumentalizzante vede la società come un alveare da monitorare e regolare per ottenere esiti sicuri, ma non ci dice molto delle esperienze vissute da chi ne fa parte“.

I sostenitori della “computazione ubiqua” e le aziende che profilano, attraverso l’analisi dei dati di esperienza di milioni di persone, i loro comportamenti, sono avvicinate per il loro utopismo a Marx. Credono in una fase nuova del capitalismo che è inevitabile, un cambio di fase rivoluzionario che coinvolge la specie umana nella nuova era digitale in una crescita esponenziale della connettività, che tende a diventale totale:

“Malgrado il fatto che l’inevitabilità sia il contrario della politica e della storia, gli apostoli dell’apparato si appropriano costantemente di metafore storiche che ammantano di solennità le loro affermazioni. L’ascesa dell’apparato viene presentata come l’inizio di una nuova “era”, “ondata”, “epoca” o “fase”. Questo tipo di contestualizzazione storica evoca quanto sia futile opporsi alla categorica ineluttabilità della marcia verso l’ubiquità. La Silicon Valley è il centro del mondo dell’inevitabilismo. Tra i leader high-tech, gli esponenti della letteratura specializzata e gli esperti del settore sembra esserci un consenso unanime sul fatto che in un futuro molto prossimo tutto sarà connesso, conoscibile e processabile: l’ubiquità e la conseguente informatizzazione totale sono questione di fede”

La Rete coinvolgerà tutto e tutti e l’informatizzazione sarà totale. E’ l’Internet delle cose. L’autrice crede che ci sia un disegno totalitario illiberale nella forma utopistica di questo progetto del capitalismo della sorveglianza:

“Lo “scopo sociale” dei principali capitalisti della sorveglianza si inserisce perfettamente nella nozione di progresso tecnologico illimitato caratteristica delle utopie dalla fine del Diciottesimo alla fine del Diciannovesimo secolo, e culminata con Marx. I capitalisti della sorveglianza come Nadella, Page e Zuckerberg aderiscono infatti a cinque dei sei elementi attraverso i quali i grandi studiosi del pensiero utopistico Frank e Fritzie Manuel definiscono il profilo dei più ambiziosi utopisti moderni: 1. la tendenza a una visione fortemente focalizzata, a tunnel, che semplifica le sfide utopistiche; 2. la capacità di vedere prima e in modo più acuto dei contemporanei il “nuovo stato delle cose”; 3. l’ossessiva ricerca e difesa di una idée fixe; 4. la fede incrollabile nel fatto che le proprie idee si realizzeranno; 5. la volontà di un cambiamento in grado di coinvolgere il mondo intero.”

Zuboff non si limita a scomodare Marx, ma imputa l’approccio proprio dei capitalisti della sorveglianza ai marxisti:

Marx comprendeva il mondo con la sua complessa teoria, ma rimaneva confinato all’ambito delle idee poiché non era in grado di realizzare la propria visione. Solo molto tempo dopo la pubblicazione dei suoi libri, uomini come Lenin, Stalin e Mao hanno applicato il marxismo al mondo reale. I Manuel descrivono Lenin proprio come uno specialista di “utopie applicate”.20 I capitalisti della sorveglianza, invece, si appropriano davvero del mondo. Le loro teorie sono poco elaborate, perlomeno nella versione in cui vengono condivise con il pubblico. Il loro potere invece è colossale e quasi senza ostacoli.

La sorveglianza come dominio totale

Utilizzando la confluenza tra macchine e la confluenza sociale, secondo le teorie di Alex Pentland, si punta ad un controllo automatizzato preventivo dei comportamenti sociali. Il nocciolo di questo progetto è una visione ideologica basata sull’aggiornamento al XXI secolo del comportamentismo di Skinner che opera una renderizzazione  delle relazioni sociali, registrate, analizzate e fatte oggetto di previsioni, per creare un surplus comportamentale. Si tratta della fisica sociale, una teoria che supera il concetto di classi sociali e di mercato e punta al controllo delle gratificazioni individuali e ai legami sociali costruiti su questa base in una forma di neo-comportamentismo.

Questo sistema permette di conoscere la situazione complessiva sociale come una somma di transazioni di network tra persone:


“In anni di esperimenti innovativi ha distillato scoperte che oggi spalancano le porte di un campo scientifico completamente nuovo: la fisica sociale. La fisica sociale si occupa del flusso delle idee e di come le reti sociali le diffondano e le trasformino in comportamenti. Finora le ricerche dei sociologi sono dipese da set di dati limitati e da indagini che ci dicono ciò che le persone dichiarano circa i propri pensieri e comportamenti, piuttosto che ciò che veramente pensano e fanno. Siamo rimasti ancorati all’uso di categorie quali le classi sociali o il mercato. In realtà, gli esseri umani rispondono in modo molto più potente a stimoli sociali che implichino la gratificazione degli altri e rafforzino i legami, invece che a stimoli che implichino solo il loro proprio interesse economico. Pentland conduce i lettori oltre la soglia della più importante rivoluzione nello studio del comportamento sociale, verso un modo completamente nuovo di guardare alla vita stessa”.

Questo modello teorico “prevede una “stratificazione della società” codificata non da etnia, stipendio, lavoro o genere, ma da “pattern di comportamento” che producono “sottogruppi di comportamento” e una nuova “demografia del comportamento” in grado di predire malattie, rischio finanziario, preferenze nei consumi e opinioni politiche con un’accuratezza “tra le 5 e le 10 volte maggiore” di una misurazione standard.”

In questo modo, sottolinea preoccupata la Zuboff, la sorveglianza elimina la possibilità di scelta e la libertà politica, il “diritto al futuro – e di conseguenza alla fiducia, all’autorità e alla politica” per sostituirli con i sistemi computazionali che governano la società sotto il controllo di un gruppo di persone”. I social media contribuiscono, in questo contesto, a costruire una nuova natura umana centrata sulla vita nell’alveare. Facebook è un prototipo di società strumentalizzata, prima frontiera di un nuovo territorio sociale che produce ansia e dipendenza dal web e interferisce nella costruzione del proprio sé, soprattutto in età adolescenziale, con una manipolazione costante:

“Incontri e chiacchierate innocenti vengono fagocitati da un piano di modifica dei comportamenti di dimensioni e ambizioni mondiali, istituzionalizzato nelle onnipresenti architetture di monitoraggio, analisi e controllo del Grande Altro. I teenager che cercano di trovare un equilibrio tra sé stessi e gli altri camminano su un piano che il capitalismo della sorveglianza ha inclinato per farli scivolare nello specchio sociale senza che siano in grado di distogliere gli occhi dal proprio riflesso. Tutto è mirato a saziare gli algoritmi che li catturano senza più lasciarli andare. Soldi e talento vengono spesi perché gli utenti, specialmente i più giovani, rimangano incollati allo specchio sociale come moscerini sul parabrezza.”

L’autrice si affida a regolamenti e norme legislative per la protezione dei dati e auspica che “la società rifiuterà un mercato basato sull’esproprio delle esperienze personali allo scopo di predire e controllare i comportamenti”:

“Per trionfare il Grande Altro ha bisogno che non ci siano più vie d’uscita, e grazie alla sua vittoria il surplus comportamentale sarà trasformato in denaro, le aziende potranno contare su guadagni sicuri, la fiducia sarà soppiantata dall’indifferenza del non-contratto, il bisogno di connessione porterà gli individui della seconda modernità a trasformare le proprie vite in strumenti per gli scopi di altre persone, il sé verrà saccheggiato, il giudizio morale autonomo verrà represso perché il controllo non incontri ostacoli, l’attivazione e la modifica dei comportamenti soffocheranno la volontà di volere, la voce in prima persona sarà abbandonata, e saranno distrutti la politica e i rapporti sociali basati su ideali vecchi e ancora irrealizzati, come l’autodeterminazione e la legittimità dell’autorità e del governo democratico.”

La realizzazione della società strumentalizzata, peraltro già presente, viene vista come un pericolo di alterazione della buona società democratica. In caso di attuazione di questo capitalismo della sorveglianza non ci sarebbe più via d’uscita e l’espropriazione delle nostre vite da parte del capitalismo della vigilanza sarebbe totale. Le conclusioni della Zuboff appaiono contraddittorie. Sono improntate alla preoccupazione di non perdere le libertà garantite dalla democrazia del mercato e dall’esclusione di qualsiasi orizzonte di cambiamento strutturale del modello di società. Le preoccupazioni circa i rischi di perdere la libertà, insomma, affidano al meccanismo del mercato, che, come dimostrato dalla storia del mercato capitalistico, è all’origine di quella perdita da sempre, e al suo pendant politico, la democrazia, il compito di neutralizzare il capitalismo cattivo e mantenere in piedi il capitalismo buono, ottendo lo stesso risultato: il mantenimento del capitalismo.

Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri, Luiss University Press, 2019

Alex Pentland, Fisica sociale, EGEA S.p.A. Università Bocconi Editore, 2015