Banche Venete – Intesa San Paolo.

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Sulla questione Banche Venete – Intesa San Paolo, io la vedrei in questo modo. Al di là di tutte le considerazioni sull’etica dominante all’interno delle istituzioni pubbliche o private, finanziarie piuttosto che ministeriali, bisogna cercare di valutare oggettivamente la situazione. Considerato che lo Stato, in regime capitalista, ha ed esprime la funzione del “capitalista collettivo”, quindi funzionale alla riproduzione del sistema, è stato fatto quello che si doveva fare. Lo Stato non può fare altrimenti, checché ne dicano i critici che, giustamente, ne evidenziano le contraddizioni. Lo Stato, però, per “cambiare politica”, dovrebbe essere “preso” da altri che hanno altri obiettivi e metodi per realizzarli. Fino a quel momento dovremmo accontentarci dei salvataggi miliardari e del taglio, contemporaneo, di fondi alla sanità, all’edilizia pubblica, alla scuola, eccetera. Confondere la realtà funzionale dello Stato, per com’è ora, è deleterio per una politica di ricambio sociale ed economico. Ricordate: “Chi non ha memoria è destinato a fare gli stessi errori?” Ciò vale anche, parafrasando la frase precedente, per chi non ha coscienza.

La nazionalizzazione integrale oggi la puoi fare solo uscendo dal capitalismo e non lasciando tutto intatto. Che poi, in mancanza di ciò e in termini economici capitalistici, sarebbe lo stesso: chi paga per il mantenimento e la gestione dei cespiti dello Stato e per i dipendenti dello stesso? Pantalone. Chiuso il cerchio.

Il cosiddetto neoliberismo – un concetto contradditorio che sottintende la scomparsa di un’attore fondamentale, lo Stato, che invece c’è ed è sempre molto importante nella costruzione delle politiche economiche, in tutto il globo – si caratterizza per la costruzione (e non la distruzione) di un rapporto tra pubblico e privato, fra Stato e mercato, importante nel decidere dove e come allocare le risorse. Si tratta di un rapporto, una relazione quantitativa, non un valore o un concetto assoluto ed astratto.

Poi, certamente, a me come ad altri, piacerebbe ci fossero più investimenti o allocazione delle risorse in settori come la sanità e la scuola, ma dobbiamo rimandare la cosa a periodi di risveglio collettivi.

 

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