A Est hanno vinto i feticci del mercato?

Prague_Skyline
Prague_Skyline

di Massimo Piermarini.

Sono davanti all’Hotel Europa, a Praga. I bagliori soffusi della sera invadono il lungo viale di piazza San Venceslao. Passanti infreddoliti attraversano la strada ai due lati. Dalla statua che è il simbolo della città e della nazione un’onda di luci e di energia si propaga e raggiunge le vie di traffico e i percorsi principali.

Per chi ha visitato in anni lontani Praga l’impressione del cambiamento è forte: strade illuminate a giorno, proliferazione di insegne al neon, marchi internazionali ad ogni scorcio di edifici, Mc Donald, Starbucks, Kentucky Fried Cicken: Praga è diventata, per il turista, la vetrina del consumismo e dell’americanismo. Quasi una fotocopia sbiadita di Las Vegas.

Nello stile di vita, nei consumi, nell’arredamento urbano, nelle costruzioni e nell’assetto urbanistico rinnovato, spesso senza rispettare la monumentalità della città, la capitale della Repubblica ceca sembra non aver smaltito la sbornia dell’ingresso, con la cosiddetta “rivoluzione di Velluto”, nel mondo capitalistico.

Monumenti gotici e rinascimentali sono stati ridisegnati in un contesto postmoderno, sono spuntati nuovi musei costruiti soltanto per soddisfare la curiosità del turista, che puntano esclusivamente a massimizzare il budget annuale di entrate. Le facciate degli edifici sono pulite, l’illuminazione, almeno al centro, intensa e proporzionale all’attività commerciale distribuita nel territorio. La mentalità economica occidentale sembra prevalere su tutto. Il consumismo ha apparentemente preso il posto degli ideali socialisti di un tempo. Ma la realtà è molto diversa. Nella consapevolezza dei cechi ogni giorno di più trionfa la disillusione e l’amarezza, che si traducono in precisi orientamenti politici. I problemi economici, per i lavoratori dipendenti e i pensionati esistono ancora. La vita quotidiana si svolge tra impegni di lavoro, visite nei modernissimi centri commerciali e, nel tempo libero, lunghe soste di relax nelle birrerie dove si possono gustare specialità della cucina tradizionale e osservare coppie di anziani o comitive di amici che conversano o nei bistrot vicini a Piazza San Venceslao, più vivaci e riservati, degustazione di vini riservati prevalentemente ad una clientela di turisti. Nelle birrerie popolari, che offrono anche gustosi piatti tradizionali ed eccellenti varietà di birra a prezzi bassissimi, coppie di anziani discutono allegramente seduti al tavolo. I circuiti turistici sono ben delineati nella mappa cittadina ed estranee alle loro vite. I Cechi hanno un senso molto pratico della vita in termini di bisogni materiali e di risposte economiche. Hanno realizzato un miglior livello di reddito, ma la maggior parte continua ad acquistare in magazzini popolari a prezzi accessibili allo strato medio-basso. La gente della Repubblica ceca, che sembrava non soffrire dell’elaborazione del lutto per la “morte del comunismo”, adesso si rende conto della realtà.

Si sono accorti che il messianismo occidentalista di Vaclav Havel non aveva sbocchi politici e non poteva costituire la base per una politica di sviluppo e di giustizia sociale, di reale sviluppo economico e progresso civile del paese. Negli anni dell’egemonia di Havel e del Forum civico il paese è stato esposto ai venti della penetrazione dei capitali stranieri e delle multinazionali. Il muro di John Lennon, divenuto simbolo dell’immaginario giovanile negli anni Novanta e manifesto della corsa al capitalismo  è ormai diventato un segno del passato, quasi anacronistico testimone degli entusiasmi gratuiti che la popolazione ha nutrito per l’Occidente.

Il liberismo ha prodotto qui, come altrove, danni enormi. I suoi effetti però hanno provocato, forse troppo lentamente, ma inevitabilmente, una presa di coscienza collettiva. Già nel 2012 un comunista è stato eletto governatore della regione di Usti Nad Labem, in Moravia, città capoluogo si trova nella parte nordoccidentale del paese, vicino alla frontiera con la ex Germania est; Oldrich Bubenícek, candidato del Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM) alle elezioni regionali di ottobre questa parte nord occidentale del paese che già in epoca socialista era oggetto dei progetti pilota urbanistici e industriali. Usti nad Labem è un centro industriale importante per il settore alimentare, chimico, metalmeccanico e per le porcellane. Percorriamo l’autostrada per un lungo tratto. Il traffico è scorrevole. Siamo lontani da Praga e molto vicini alla frontiera con la Sassonia, länder con il quale l’interconnessione economica e commerciale e i rapporti di collaborazione sono rilevanti.
I comunisti, dunque,  con il 22% circa dei voti e 20 seggi nel parlamento regionale, hanno concluso un “accordo di governo” con i socialdemocratici del CSSD, il secondo partito che aveva conquistato 13 seggi. 39 dei 52 membri dell’assemblea regionale hanno così votato per Bubenícek. Il candidato del Partito comunista di Boemia e Moravia ha raccolto ininterrottamente successi e vittorie elettorali anche negli anni seguenti, fino al 2016, ed è riuscito vincitore fino al 2018 in varie elezioni amministrative con notevole successo a difendere prima la carica di governatore della regione di Usti nad Labem poi quella di sindaco della città di Bilina. Lo stesso discorso vale per altri  importanti incarichi amministrativi assunti negli ultimi anni da esponenti del partico somunista come Josef Murčo. nella regione di Karlovy Vary. Il visitatore si si chiede: ma non era finito il comunismo? Non si erano trasformati tutti i partiti del movimento comunista in partiti socialdemocratici? Nel caso della repubblica ceca sembrerebbe proprio di no. I comunisti hanno sviluppato delle alleanze con le altre forze della sinistra che sembrano aver prodotto risultati. Sottolineo che non si tratta di casi periferici. Nella stessa Praga i comunisti del KCSM, partito che si definisce continuatore del Partito comunista cecoslovacco, hanno appoggiato nel 2018 il governo della coalizione formato dai  populisti di ANO e dai socialdemocratici,  in cambio di importanti concessioni quali garanzie sui salari minimi, l’indicizzazione delle pensioni sul carovita, i prezzi delle abitazioni, la costruzione di nuovi alloggi con fitto calmierato, misure di contrasto alle multinazionali, l’assistenza nazionale, la tutela del carattere pubblico di beni comuni come l’acqua. Qualcuno nei settori liberisti e occidentalisti ha sollevato grida d’allarme per lo sdoganamento dei comunisti, che sono stati oggetto di apprezzamento anche dal Presidente Miloš Zeman. I loro seggi sono diventati determinanti per la stabilità politica del paese. Tutto questo è avvenuto nell’estate del 2018, non molto tempo fa. Già nel 2017 alle elezioni parlamentari il KCSM ha raggiunto il 7,7 per cento dei consensi, conquistando 15 deputati e diventando così il quarto partito della Repubblica. Nel 2019 i comunisti ottengono un seggio alle elezioni europee con lo 6,9 per cento, mentre i socialdemocratici ne restano esclusi. E’ evidente che questo partito, mentre i partiti tradizionali hanno subito una flessione nei consensi,  ha mostrato capacità di rilancio e di resistenza al processo di liberismo che dominava negli anni 90 e che ha tentato di operare una demonizzazione del passato socialista della Repubblica.

La realtà del capitalismo produce l’opposizione ad esso. I feticci del mercato non hanno ancora definitivamente vinto.